Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 107

Conclusioni

Inevitabile che, giunti al termine di queste considerazioni che hanno toccato alcuni aspetti di una missione umana nello spazio profondo, chi alimentava il sogno di vedere l’impronta di un astronauta sulla rugginosa polvere di Marte abbia qualche ripensamento. È inutile tentare di nasconderlo: problematiche tecnologiche e limiti fisiologici dell’organismo sembrano mettere in seria difficoltà la conquista umana del Pianeta Rosso. Se per le prime, come ci insegna il progresso scientifico, non è mai una buona scelta

quella di bollarle come impossibili, per gli altri la situazione è decisamente differente e, per il momento, il loro superamento appare molto improbabile.

Un imponente sforzo economico potrebbe anche riuscire, come avvenne negli Anni Sessanta per la corsa alla Luna, a metterci a disposizione i propulsori e le navette adeguati all’impresa, ma la strada per riuscire a contenere e riparare i possibili danni all’organismo degli avventurosi

astronauti ho l’impressione che, per il momento, si presenti ancora molto lunga e tribolata. A meno che, in nome di un obiettivo sulla cui validità, importanza e spessore etico ci sarebbe molto da discutere, non si decida di ignorare il rischio. Ma quel manto da eroi con il quale si avvolgerebbero gli impavidi astronauti, altro non sarebbe che il tentativo di nasconderci il loro agghiacciante ruolo di cavie umane.

A sinistra. Il prossimo grande passo. La storica impronta dei primi uomini sulla Luna ci spinge a immaginare la stessa impronta che un giorno lasceremo per la prima volta sul rosso suolo marziano.

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