Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 106

cosiddetta Core Body Temperature o CBT) si mantenga molto prossima ai 37 °C. Numerosi studi clinici sottolineano come significative deviazioni da questo valore, per esempio scendere al di sotto dei 33 °C o salire oltre i 40 °C, possano persino mettere a repentaglio la vita di un individuo.

Difficile individuare, secondo i ricercatori, quale possa essere la causa principale di questa sgradevole febbre da spazio. Oltre alla componente ambientale, riconducibile alla microgravità, che ostacolerebbe il regolare meccanismo di trasferimento del calore corporeo verso l’esterno, vi sarebbe infatti anche una risposta pro-infiammatoria dell’organismo, probabile contromisura alle mutate condizioni ambientali. Non è comunque escluso che a questa persistente ipertermia possano dare un importante contributo anche i ferrei protocolli di attività ai quali gli astronauti si devono attenere e lo stress psicologico che, inevitabilmente, accompagna la vita nello spazio.

Doveroso sottolineare che, soprattutto in vista di missioni di lunga durata, questa febbre da spazio necessita di attenta valutazione. Se non vogliamo, infatti, che gli equipaggi delle future missioni verso Marte giungano a destinazione ancor più debilitati per il lungo periodo di stato febbrile, sarà indispensabile individuare opportune ed efficaci contromisure.

Sopra. Uno dei problemi riscontrati nelle lunghe permanenze nello spazio è quello della “febbre da spazio”, ossia un innalzamento anomalo della temperatura corporea simile ad uno stato febbrile. Nell’immagine vediamo l’astronauta Samantha Cristoforetti al lavoro, indossando un termometro in grado di rilevare costantemente la sua temperatura. Crediti: NASA/ESA

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