Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 104

A destra. L’illustrazione di copertina del famoso lungometraggio “2001: Odissea nello Spazio” di Stanely Kubrick, basato su un romanzo di Arthur C. Clarke. Nella fantascienza compaiono spesso grandi strutture e stazioni spaziali rotanti, in grado di ricreare artificialmente una “forza di gravità” a bordo, tale da consentire agli abitanti di non essere soggetti alle inevitabili modifiche dell’organismo umano quando sottoposto ad un ambiente in assenza di gravità (o microgravità).

È pur vero che la fantascienza ci fa l’occhiolino con astronavi in grado di simulare la gravità terrestre e dunque in grado – in teoria – di disinnescare il rischio di atrofia muscolare, ma per il momento non esiste proprio nulla di concreto.

La lista continua...

L’elenco dei guai riconducibili alla microgravità, però, non è affatto concluso. Studi specifici, infatti, hanno mostrato come la lunga permanenza in orbita provochi negli astronauti anche problemi di vista. Tra i deficit visivi più riscontrati e studiati c’è il VIIP (Visual Impairment Intracranial Pressure), vale a dire la perdita di capacità visiva causata dalla pressione intracranica, una sindrome rilevata in quasi due terzi degli astronauti che hanno partecipato a

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