Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 103

Sopra. Gli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale svolgono costantemente allenamenti fisici in modo da esercitare i muscoli e tentare di prevenire l’indebolimento muscolare e cardiaco e di contrastare la perdita di massa ossea.

Non meno preoccupante la situazione per l’apparato scheletrico. Fin dalle prime missioni spaziali si era rilevato un allarmante aumento di calcio nelle urine degli astronauti e la conseguente perdita di massa ossea. Inizialmente si pensava di contrastare questa perdita di calcio delle ossa ricorrendo a specifici integratori, ma già gli esperimenti condotti sugli astronauti della missione MIR’97 (svoltasi dal 10 febbraio al 14 agosto 1997) mostravano che anche l’assunzione di elevate dosi di calcio e di vitamina D3, in grado di aumentarne l’assorbimento intestinale, non riuscivano a contrastare il fenomeno. Questa preoccupante deriva dell’apparato scheletrico è stata confermata anche da esperimenti condotti a Terra su volontari sani, obbligati a rimanere a letto per diversi mesi. Nell’intero corso di tali esperimenti si è costantemente registrata una perdita del 5% di massa ossea ogni mese. Poiché sappiamo che lo squilibrio tra il riassorbimento e la formazione di nuova struttura ossea è in grado di innescare il processo patologico dell’osteoporosi, dobbiamo inevitabilmente mettere in conto che un astronauta impegnato in lunghe missioni in condizioni di microgravità sia esposto a un significativo aumento del rischio di fratture.

Restano ancora tutte da verificare, insomma, le effettive condizioni muscolari e scheletriche di un equipaggio di astronauti che, partiti in perfette condizioni fisiche, giungono sul Pianeta Rosso dopo un viaggio di otto mesi. Quanto abbiamo osservato negli astronauti, dopo lunghe permanenze sulla ISS, ci insegna che ipotizzare un’immediata capacità operativa è per il momento impensabile. Non siamo neppure in grado, almeno per il momento, di ipotizzare i tempi necessari agli astronauti per riaversi dalla situazione di microgravità sperimentata durante il viaggio e ambientarsi alla gravità di Marte, anche se questa – è bene ricordarlo – è del 62,5% inferiore a quella terrestre.

www.coelum.com

103