Coelum Astronomia 224- 2018 - Page 101

Le radiazioni spaziali sono costituite da particelle ad altissima energia in grado di penetrare facilmente nei tessuti del corpo umano e di alterare il DNA cellulare. Ciò porta rapidamente all’insorgere di danni agli organi e tumori.

compiuti enormi passi in avanti nella schermatura delle strutture abitative utilizzate dagli astronauti in orbita. Il che non toglie che, pur disponendo di schermatura migliore che in passato, in soli sei mesi un occupante della Stazione spaziale possa comunque accumulare una dose di radiazioni cinquanta volte superiore a quella del fondo naturale. Un dato estremamente preoccupante, visto che i tempi in gioco per una missione per Marte sono di gran lunga superiori ai sei mesi.

Una situazione molto problematica, dunque, resa però ancora più complicata da un paio di studi recenti che ci obbligano a considerare le missioni nello spazio profondo ancora più pericolose di quanto si pensasse finora.

In uno studio pubblicato su Nature Scientific Reports nell’ottobre 2016, Vipan Parihar (Department of Radiation Oncology - University of California, Irvine) e collaboratori riportano i risultati ottenuti dopo aver analizzato le conseguenze dell’irraggiamento di particelle pesanti (atomi di ossigeno e titanio completamente ionizzati) su cavie. Sei mesi dopo l’esposizione, non solo il cervello delle cavie mostrava ancora significativi livelli di infiammazione e danni neuronali, ma si registrava anche una ridotta capacità delle cavie nel superare con successo i test comportamentali che servivano a valutarne capacità di apprendimento e memoria. A questo quadro, già critico, si doveva aggiungere anche la scoperta che la radiazione aveva in qualche modo alterato il processo di soppressione della paura, un meccanismo chiave che ci permette di superare le esperienze negative, ma la cui alterazione può sfociare in stati di ansia. Per dirla in modo crudo, una missione di lunga durata quale potrebbe essere quella verso Marte potrebbe esporre gli astronauti al rischio che i loro collegamenti neuronali e la stabilità mentale vadano in tilt, rendendo decisamente problematico gestire le operazioni spaziali di routine e, ancor peggio, affrontare eventuali situazioni di emergenza.

Una seconda ricerca, pubblicata su Nature Scientific Reports nel maggio 2017 da Francis Cucinotta ed Eliedonna Cacao (University of Nevada, Las Vegas), riguarda gli effetti indiretti delle radiazioni ionizzanti, cioè l’insorgere delle mutazioni tumorali nelle cellule che non sono state direttamente colpite dai nuclei ad alta energia della radiazione cosmica (si tratta dei cosiddetti non-targeted effect o NTE). Secondo i

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