Coelum Astronomia 223 - 2018 - Page 95

origine all’universo, che altro non è che il filmato del redshift e dell’espansione dell’universo girato al contrario.

Ecco come la spettroscopia ha cambiato la nostra vita, il nostro modo di vedere e osservare il mondo che ci circonda, facendoci accedere agli aspetti più nascosti della realtà e alle teorie più interessanti e stimolanti per addetti ai lavori e amatori sulla nascita e l’evoluzione dell’Universo: inflazione, materia oscura, energia oscura, multiverso, etc.

La spettroelioscopia e la magnetografia solare

Anche nel campo della fisica solare, la spettroscopia ha fornito decisivi contributi al progresso della conoscenza: accenniamo in particolare all'avvento della spettroelioscopia, e della magnetografia solare.

La spettroelioscopia è l'osservazione e l'imaging (in quest'ultimo caso prende il nome di spettroeliografia) del sole nelle lunghezze d'onda che compongono il suo spettro. Lo spettroelioscopio fu inventato indipendentemente dall’americano George Ellery Hale e dal francese Henri Alexandre Deslandres, ma ad Hale va il merito di aver perfezionato l’invenzione sino a creare un potentissimo mezzo d’indagine della fisica solare.

Hale nasce a Chicago nel 1868, inizia il suo percorso educativo, già diciassettenne, al M.I.T, e poi all’Osservatorio del College di Harvard. Nel 1890 diventa direttore del Kenwood Astrophisycal Observatory. Lavora ai più importanti Osservatori dell’epoca, quali quelli di Yerkes e di Mount Wilson.

Gli spettroelioscopi erano e sono strumenti particolarmente complessi e di grandi dimensioni fisiche. Grazie allo sviluppo dell’informatica di questi ultimi anni, le tecniche della spettroelioscopia e della spettroeliografia, passate in digitale, sono tuttavia giunte alla portata degli amatori evoluti.

Per quanto riguarda invece la magnetografia solare, si tratta di una tecnica che studia la distribuzione dei

campi magnetici sulla superficie del Sole, ottenendo dei magnetogrammi che possono essere ripresi su tutto il disco solare oppure focalizzandosi sulle sole regioni attive (macchie solari). Per un’infarinatura e un esempio di magnetografia solare segnalo un mio articolo sulla misurazione dei campi magnetici umbrali delle macchie solari, grazie alla spettrografia e all’effetto Zeeman, pubblicato sul numero scorso di Coelum Astronomia.

Sotto. Nell’immagine un confronto tra un’immagine del Sole in luce idrogeno alpha e beta effettuato da chi scrive con uno dei suoi spettroelioscopi digitali.

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Non perdere la seconda parte dell'articolo di Fulvio Mete nel prossimo numero di Coelum Astronomia!