Coelum Astronomia 223 - 2018 - Page 8

Coelum Astronomia

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Grandi e paffute: il destino delle galassie anziane

di Eleonora Ferroni - Media INAF

Anche le galassie invecchiano e diventano sempre più grandi e “paffutelle”. A provarlo, con osservazioni pubblicate su Nature Astronomy nell’articolo “A relation between the characteristic stellar ages of galaxies and their intrinsic shapes“, è stato un team di ricercatori guidati da Jesse van de Sande, dell’Università di Sydney. I ricercatori hanno esaminato un campione di 843 galassie, misurando il movimento delle stelle con uno strumento chiamato Sami presso il Siding Spring Observatory.

Le stelle di una giovane galassia, ha spiegato Matthew Colless dell’Australian National University, si muovono in modo ordinato attorno al disco della galassia, proprio come le auto su una pista da corsa. «Tutte le galassie sembrano sfere schiacciate, ma con l’avanzare dell’età

diventano gonfie man mano che le stelle cominciano a girare in tutte le direzioni», aggiunge il ricercatore, responsabile del centro Astro 3D. «La Via Lattea ha più di 13 miliardi di anni, quindi non è giovane ma ha ancora un rigonfiamento centrale di vecchie stelle e bracci a spirale pieni di giovani stelle».

Dai dati raccolti si evince che l’età e la tipologia delle stelle sono connesse con la forma della galassia, ma finora questo non è stato così ovvio: per questo la scoperta è sorprendente. Van de Sande ha spiegato che, con l’avanzare dell’età, una galassia subisce numerosi cambiamenti e può

entrare in collisione con le altre. Questi eventi disturbano i movimenti delle stelle provocando una graduale ma inesorabile alterazione della forma originale della galassia stessa.

Nicholas Scott, scienziato presso l’Università di Sydney per il progetto Astro 3D, ha misurato l’età delle galassie basandosi sul colore delle stelle: «Le giovani stelle blu invecchiano e diventano rosse. Quando abbiamo messo a confronto la disposizione delle stelle e la forma schiacciata della galassia, è saltata fuori la relazione con l’età. Le galassie che hanno la stessa forma sferica schiacciata hanno stelle della stessa età».

«È la prima volta che mostriamo come la forma e l’età siano correlate per tutti i tipi di galassie», conclude Van de Sande. «Qualunque sia la forma, l’età o la massa».

Leggi l'articolo "Si fa presto a dire Galassia..." di Claudio Elidoro su Coelum Astronomia 222.

CASSIS osserva il cratere marziano Korolev

di Redazione Media INAF

Un dettaglio del cratere Korolev, situato nell’emisfero nord del pianeta Marte: questa è la prima spettacolare immagine realizzata dalla fotocamera CASSIS (Colour and Stereo Surface Imgaging System) a bordo del Trace Gas Orbiter (TGO) di ExoMars. CASSIS, disegnato e realizzato all’Università di Berna (Svizzera) è stato realizzato in collaborazione con l’INAF e l’Agenzia spaziale italiana (ASI). I componenti di CASSIS a responsabilità italiana sono stati costruiti da Leonardo SPA divisione avionica.

«La camera funziona molto bene, e lo dimostra questa bellissima immagine a colori del cratere Korolev. Le immagini a colori e ad alta risoluzione sono una delle potenzialità di CASSIS a cui si aggiunge l’obiettivo di ottenere migliaia di immagini 3D ad alta risoluzione», dice Gabriele Cremonese dell’INAF a Padova, co-pi di CASSIS e responsabile per la generazione e archiviazione delle immagini 3D. «In questa fase di test anche il satellite sta perfezionando il puntamento e l’assetto, e quindi non sono ancora state ottenute le prime coppie stereo, ma è questione di giorni!».

L’immagine mostra una regione di 50 chilometri del cratere da impatto Korolev. Il materiale luminoso visibile sui bordi del cratere è ghiaccio.

CASSIS è stato attivato il 20 marzo scorso ed è stato sottoposto ai test in preparazione dell’inizio della sua piena attività. L’immagine è una composizione di tre riprese in diversi colori che sono state scattate quasi simultaneamente il 15 aprile.

«Le prime immagini ad alta risoluzione inviate da CASSIS dimostrano l’ottimo funzionamento dello strumento», commenta Barbara Negri, responsabile dell’Unità esplorazione e osservazione dell’universo dell’ASI. «In questo modo, i team scientifici italiani coinvolti in CASSIS potranno ottenere dati scientifici di Marte di estremo interesse per la futura esplorazione di questo pianeta».

Alla pianificazione delle aree di Marte da osservare e all’analisi dei dati prodotti da CASSIS collaborano in Italia Stefano Debei, del Cisas, Matteo Massironi, del Dipartimento di geoscienze dell’Università di Padova e Lucia Marinangeli dell’Università di Chieti-Pescara.

Sotto. Il cratere Korolev visto da ExoMars (cliccare per ingrandire). Crediti: Esa / Roscosmos / Cassis.