Coelum Astronomia 223 - 2018 - Page 76

Coelum Astronomia

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importanti spedizioni astronomiche per l’osservazione dell’eclisse solare. Quella che portò sul suolo svedese il maggior numero di astronomi e di strumenti fu guidata da Airy, sotto l’egida della corona britannica. Suo è anche il resoconto più minuzioso. Durante la totalità, egli osservò diverse protuberanze, la più grande delle quali, a forma di angolo retto, era larga quasi 2’, al di sotto della quale si trovava un piccolo cono gassoso e, più lontano, una nuvoletta sospesa. Quasi al termine della totalità, vide manifestarsi un arco rosato nell’estremità boreale del disco.

Queste osservazioni consentirono ad Airy di formulare alcune conclusioni. In primo luogo, quelle osservate erano del tutto simili agli “archi” di colore rosa osservati durante l’eclisse del 1842. Non potevano neppure essere considerate delle montagne, perché la loro forma non si conciliava con questa ipotesi. Indubbiamente esse si dovevano considerare come delle masse gassose che assomigliavano alle nuvole terrestri e le curvature che presentavano ricordavano il fumo, trascinato dal vento, in uscita dai vulcani.

Già queste constatazioni preliminari furono accolte con scetticismo da astronomi europei e americani. Ad essi le misure micrometriche effettuate durante la totalità non sembravano abbastanza accurate, comunque non sufficienti a confermare le ipotesi di Airy. Molti continuarono a preferire l’idea di una sorta di illusione ottica o, al più, di un fenomeno di interferenza luminosa.

In questa situazione di stallo tra due schieramenti contrapposti che dissentivano in tutto nella spiegazione del fenomeno, entrò finalmente in campo, con argomenti e proposte che risulteranno decisivi per dirimere in modo definitivo la questione, padre Secchi.

È con particolare curiosità e un profondo spirito analitico che egli affrontò il problema delle protuberanze. Oltre a immaginare che l’origine del fenomeno fosse indiscutibilmente solare, egli era convinto che dovevano essere trovate risposte

ad alcune questioni non secondarie, come le seguenti: Qual è l’intensità luminosa delle

protuberanze? Qual è il loro esatto colore? Esse sono collegate alle facole e alle macchie?

Una risposta adeguata a questo insieme di quesiti, come scriverà nel suo famoso trattato Le Soleil (p. 183, Paris 1870, tradotto in italiano solamente nel 1878), si può avere «facendo ricorso a delle misure molto precise, misure che solo la fotografia può consentire». D’altra parte, Secchi sapeva bene che la fotografia scientifica stava ancora muovendo i primi passi ed «è un mezzo di ricerca spesso capriccioso e poco sicuro». Ad essa bisognava quindi affiancare degli strumenti speciali per ottenere misure dirette rapide e precise.

Illustrava quindi un dispositivo che aveva realizzato per il suo telescopio solare: «il campo