Coelum Astronomia 223 - 2018 - Page 74

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dello splendore solare – che appare come una sorta di aureola gloriosa, continuamente cangiante, tutto attorno al dio del giorno. In questa aureola [la corona] si notano delle lingue di fuoco emanate dal Sole».

Le “lingue di fuoco” citate in questo brano sono oggi conosciute, anche presso il grande pubblico, con il termine protuberanze solari. Gli astronomi contemporanei ci dicono che si tratta di spettacolari strutture nell’atmosfera solare che hanno, generalmente, la forma di archi ancorati nella cromosfera e nei pressi delle regioni di inversione del campo magnetico della fotosfera.

La prima osservazione certa di una protuberanza solare e della corona, furono eseguite durante l’eclisse totale di Sole del 13 maggio 1733, a Goteborg, in Svezia, da Birger Wassenius (1687-1771), che la descrisse in una lettera indirizzata al segretario della Royal Society di Londra che la pubblicò nel 38° volume delle prestigiose Philosophical Transactions. Lo svedese fu tra i pochi in Europa a poter vedere la totalità. Il Sole occultato, immerso nelle brume vespertine, è ad appena 6° sopra l’orizzonte e, nella corona che lo inviluppa, l’astronomo svedese vede fluttuare parecchie nuvole rosse. Una di queste appare assai più grande e luminosa delle altre, come se fosse composta da tre “masse” incurvate e sovrapposte, «completamente staccate dal disco lunare». Egli è convinto, come del resto la maggior parte dei suoi colleghi dell’epoca, che la corona osservata appartenga non al Sole, bensì a una fantomatica atmosfera lunare. Come del resto non sa spiegare le “nuvole rosse” fluttuanti.

L’osservazione di Wassenius, per oltre un secolo, fu considerata una curiosità più vicina a una illusione ottica che non un vero e proprio fenomeno naturale. In pratica, venne ignorata e ben presto dimenticata. È notevole quindi la sorpresa quando, durante l’eclisse totale dell’8 luglio 1842, l’attenzione degli astronomi fu attirata da alcune grandi protuberanze che, riprendendo le parole di Flammarion, «si slanciano dal bordo lunare come delle fiamme gigantesche del colore della rosa o del fiore di pesco».

Lo sconcerto fu grande, e anche i migliori astronomi, totalmente impreparati, ne diedero descrizioni solo approssimative e spesso tra loro discordanti. Così Francis Baily (1774-1844), un osservatore anziano ma ancora assai abile,

Sotto. A sinistra, uno dei disegni che padre Secchi fece della corona e delle protuberanze durante l’eclisse spagnola del 1860. In quegli anni era ancora incerta la natura delle “lingue di fuoco” che si alzavano dal bordo lunisolare, e addirittura si dubitava della loro reale esistenza fisica. A destra, ciò che i migliori astronomi del tempo potevano solo ipotizzare, oggi è facilmente osservabile anche con modesti mezzi amatoriali.