Coelum Astronomia 223 - 2018 - Page 56

Le caratteristiche tecniche e gestionali dell’impresa di Gaia

La mole di dati confluita nella seconda release del catalogo di Gaia è, come abbiamo visto, semplicemente immensa. Viene naturale domandarsi come abbia fatto questo satellite a raccogliere così tante informazioni in meno di due anni (il nuovo catalogo copre, come ricordato in precedenza, le osservazioni compiute da Gaia tra luglio 2014 e maggio 2016).

Per capire le ragioni del successo di Gaia, è necessario dare uno sguardo alle caratteristiche tecniche della missione, che sono davvero notevoli. Dietro quell'inondazione di dati, c’è infatti un incredibile lavoro di progettazione, messa a punto e gestione, che ha coinvolto e coinvolge migliaia di persone tra tecnici e scienziati e decine di aziende sparse tra l’Europa e gli Stati Uniti.

Gran parte della tecnologia necessaria è racchiusa nel satellite stesso, che, all’epoca del lancio, pesava 2.030 kg, distribuiti tra il carico scientifico (710 kg), il propellente (400 kg) e il modulo di servizio per le operazioni di volo e la comunicazione (920 kg). Gaia ha una strana forma di cappello a cilindro. La tesa del “cappello”, larga 10 metri, contiene lo scudo termico e i pannelli solari. Il cilindro, largo 4,3 metri e alto 2,3 metri, contiene la strumentazione scientifica e varie apparecchiature di supporto.

Gaia svolge tre diversi tipi di rilievi scientifici sulla luce che raggiunge i suoi sensori:

- misurazioni astrometriche, mirate a determinare

la posizione, il moto proprio e l’angolo di parallasse di ogni sorgente luminosa;

Sotto. Rappresentazione artistica del satellite Gaia, la cui forma ricorda un cappello a cilindro con la tesa molto larga. Il satellite è sostanzialmente un complesso telescopio, che raccoglie ininterrottamente la luce di miliardi di stelle e altre sorgenti luminose, indirizzandola verso gli strumenti scientifici preposti ad analizzarla. La luce penetra attraverso due aperture e colpisce i due specchi primari (M1 e M’1), di forma rettangolare, che misurano 1,45 × 0,5 metri ciascuno e sono separati da un angolo di 106,5°. Poi, dopo una serie di rimbalzi sugli specchi secondari, la luce in ingresso viene combinata da un’apposita unità e, dopo aver percorso in totale 35 metri, raggiunge il piano focale, sul quale si trova il cuore della struttura: una grande e sofisticata griglia composta da 106 CCD. Crediti: ESA–D. Ducros).

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