Coelum Astronomia 223 - 2018 - Page 46

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Coelum Astronomia

Purtroppo, a dispetto della perfetta validità teorica del metodo, tutti gli astronomi che, dall’epoca di Tycho Brahe in poi, si erano cimentati con la ricerca della parallasse stellare, erano andati incontro a ripetuti fallimenti. Eppure Halley aveva scoperto che le stelle si muovono: come mai allora non era possibile misurare alcun angolo di parallasse, pur osservando una stessa stella a distanza di sei mesi? Il motivo era di natura puramente tecnologica, anche se gli astronomi del tempo non potevano averne la certezza: le stelle, infatti, anche le più vicine, erano troppo lontane perché i telescopi riuscissero a scorgere l’infinitesimo spostamento accumulato nel corso di sei mesi come puro riflesso del moto della Terra intorno al Sole.

Conoscere la distanza delle stelle è un’esigenza fondamentale della ricerca astronomica. I satelliti Hipparcos e Gaia sono stati costruiti proprio per acquisire questa conoscenza, sfruttando la possibilità di misurare gli angoli di parallasse delle stelle dallo spazio, senza il filtro dell’atmosfera terrestre.

La prima misurazione della parallasse di una stella, usando l’orbita della Terra come linea di base, fu possibile solo quando erano trascorsi ormai quasi tre secoli dalla pubblicazione del De revolutionibus orbium coelestium di Copernico.

Sopra. Il metodo della parallasse consiste nel misurare l’angolo formato dagli spostamenti di una stella nel cielo, osservandola a sei mesi di distanza, cioè quando la Terra si trova in due punti opposti della sua orbita intorno al Sole. Dall’angolo di parallasse si può poi ricavare la distanza della stella dal Sole. Nel grafico le misure non sono in scala: nella realtà gli angoli di parallasse sono immensamente più piccoli di quello illustrato e la distanza tra una qualsiasi stella e il Sole è enormemente maggiore del raggio dell’orbita terrestre. Crediti: ESA/ATG medialab/Michele Diodati.