Coelum Astronomia 223 - 2018 - Page 43

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Il 25 aprile 2018 l’ESA ha pubblicato la seconda release di dati (chiamata DR2) del satellite astrometrico Gaia, con la posizione e la distanza di 1,6 miliardi di stelle della Via Lattea: è un passo in avanti immenso per la conoscenza astronomica. Ma la strada che ha portato a questo risultato è stata lunga e costellata di fallimenti

Il primo catalogo stellare fu opera di Ipparco di Nicea, astronomo greco vissuto nel II secolo a.C., passato alla storia soprattutto per aver scoperto il fenomeno della precessione degli equinozi. Ipparco realizzò il suo catalogo, oggi perduto, con misurazioni a occhio nudo. Conteneva la posizione e la luminosità di 850 stelle con la precisione di 1 grado.

Non ci furono sostanziali progressi per i successivi 18 secoli. Il catalogo dell’astronomo danese Tycho Brahe, completato nel 1598, riportava la posizione di un migliaio di stelle con la precisione di circa 1 minuto d’arco: 1/30 del diametro angolare della Luna osservata dalla Terra. Era una precisione 60 volte maggiore di quella raggiunta da Ipparco, ma le stelle catalogate erano ancora pochissime. Si trattava comunque di un risultato notevole, perché il catalogo di Tycho era stato realizzato a occhio nudo come quello di Ipparco, sia pure con l’aiuto di enormi quadranti e sestanti, installati presso l’Osservatorio di Uraniborg.

Dopo l’invenzione del telescopio, le cose migliorarono sensibilmente. Nel 1801 l’astronomo francese Jérôme Lalande pubblicò un catalogo con la posizione di ben 50.000 stelle. Il margine di errore era sceso intorno ai 3 secondi d’arco: il numero di stelle catalogato da Lalande era 50 volte maggiore rispetto all’elenco di Tycho e la precisione era aumentata di 20 volte.

Intanto nel 1718 il grande astronomo inglese Edmond Halley aveva scoperto che le cosiddette stelle fisse non erano per nulla fisse: confrontando i cataloghi stellari contemporanei con altri vecchi di quasi 2.000 anni, si accorse che la posizione di