Coelum Astronomia 223 - 2018 - Page 33

nella magnetosfera di Saturno. Ad esempio, è possibile identificare qui le firme aurorali correlate all'iniezione di plasma caldo proveniente dalla parte diurna della magnetosfera, o quelle caratteristiche tipiche di un cambiamento della forma del campo magnetico sul lato notturno della magnetosfera.

Diversi scenari possibili sono stati ipotizzati, nel corso degli anni, per spiegare le mutevoli emissioni aurorali di Saturno, ma i ricercatori sono ancora lontani da una completa comprensione di questo complicato puzzle e continueranno ad analizzare le centinaia di sequenze di immagini di aurore, ottenute dallo strumento UVIS, durante tutti i 13 anni della missione, a caccia di risposte e... nuove domande.

Per saperne di più sulle aurore, terrestri e non, leggi anche: L’incredibile bellezza delle aurore polari di Giuseppe Petricca.

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La scienza dopo il Gran Finale

La mole di dati della missione Cassini, come abbiamo detto, è talmente ricca che serviranno decenni per analizzare tutto e, per darne un’idea, vediamo un assaggio della scienza che i ricercatori hanno presentato poco dopo la fine “operativa” della missione.

Sul perché gli anelli di Saturno non si disintegrano

Uno dei misteri che aleggiano da sempre su Saturno è come possa tenere insieme i suoi sottilissimi anelli. I modelli indicano, infatti, che ci devono essere delle forze che tengono insieme le particelle degli anelli, che altrimenti avrebbero dovuto sparpagliarsi già poche centinaia di milioni dopo la nascita del pianeta. Secondo la dinamica infatti le particelle più veloci si sarebbero dovute schiantare sull’atmosfera di Saturno, mentre quelle più lente che si sarebbero dovute allontanare perdendosi nello spazio.