Coelum Astronomia 223 - 2018 - Page 171

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Nella storia

Quella del Corvo è una tra le più antiche figure che popolano il cielo moderno. Almeno 1.100 anni prima di Cristo, l’immaginazione dei Babilonesi delineò in quelle stelle proprio il nero corvide, denominato MUL UGA MUSHEN, appoggiato su un lungo serpente celeste successivamente mutato dai greci nella mitica Idra. Poiché il sorgere eliaco del Corvo segnava l'arrivo della stagione autunnale, la figura venne di conseguenza associata al dio delle piogge e delle tempeste Adad. L'astronomo inglese John Henry Rogers evidenziò nella sua pubblicazione “Origins of the ancient constellations: The Mesopotamian traditions” come le tre attigue (e moderne) figure del Corvo, della Coppa e dell’Idra venissero definite nel MUL APIN babilonese col nome del dio degli inferi Ningishzida, egli propose quindi che le tre figure fossero simboli di morte nella cultura mesopotamica, segnando la porta celeste degli inferi.

Le tre costellazioni sopra citate vennero accomunate quando l’astronomo alessandrino Tolomeo le inserì nel suo Almagesto, riprendendo un mito greco che, ancora una volta, legava le tre figure tra loro. È narrato, infatti, come in due diverse storie il dio Apollo si fosse adirato con il suo fidato corvide, all’epoca adornato da bianco piumaggio. La prima vede il nume innamorato della bella Coronis, la donna più bella del popolo dei Lapiti. Apollo incaricò il suo fidato corvo di sorvegliare di nascosto la vita della sua amata. Il corvo, però, non riuscì a impedire l'infedeltà di Coronis e, una volta riferito l'accaduto ad Apollo, questi per stizza lo maledisse mutandone il bianco colore nel nero più assoluto. La seconda

Una rappresentazione artistica della figura del Corvo. Crediti: GPNoi.

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