Coelum Astronomia 223 - 2018 - Page 16

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Lo studio delle atmosfere dei pianeti extrasolari è una delle frontiere della ricerca astronomica dei giorni nostri. Uno degli ultimi risultati ottenuti in tal senso da un team di ricerca internazionale riguarda la prima osservazione di elio nell’atmosfera che circonda Wasp-107b, un gigante gassoso di tipo supernettuniano.

Immaginate un pianeta – o, viene da dire, un pallone gonfiato, data la sua densità – con una grandezza paragonabile a quella di Giove, ma con una massa dieci volte più piccola, che orbita vicinissimo alla sua stella, situata nella costellazione della Vergine. Un anno lì dura solo 6 giorni eppure non è la cosa più straordinaria. Wasp-107b possiede un’atmosfera modellata dalla pressione del vento solare che le conferisce una forma allungata, a goccia, quasi come la coda di una cometa. In questa atmosfera spazzata dal vento stellare, grazie alle osservazioni del Telescopio Spaziale Hubble, il team di ricerca, guidato da Jessica Spake dell’University of Exeter, è riuscito a scovare, per la prima volta in un pianeta extrasolare, la presenza di elio.

Complice della scoperta una nuova tecnica che sfrutta la luce infrarossa al posto di quella ultravioletta usata finora per studiare lo spettro

luminoso della luce che filtra attraverso l’atmosfera. «Speriamo di usare questa tecnica con l’imminente James Webb Space Telescope, per esempio per imparare quale tipo di pianeta possegga un grande involucro di idrogeno ed elio, e per quanto tempo i pianeti possano trattenere la loro atmosfera. Misurando la luce infrarossa, possiamo vedere più a fondo nello spazio rispetto all’uso della luce ultravioletta», ha spiegato Spake.

Il segnale raccolto si è rivelato così potente da suggerire che l’atmosfera di questo pianeta – contenente appunto elio in uno stato eccitato – si estenda per oltre 10mila km verso lo spazio. Un’atmosfera che, nonostante con i suoi 500 gradi sia decisamente calda, è a oggi una delle più fredde mai scoperte.

La nuova tecnica potrà permettere anche l’analisi dell’atmosfera di esopianeti di dimensioni terrestri. «Se pianeti più piccoli, della dimensione della Terra, hanno simili nubi di elio», suggerisce infatti uno dei cofirmatari del paper, Tom Evans, «questa nuova tecnica offre un mezzo esaltante per studiare, nel prossimo futuro, la parte alta delle loro atmosfere».

Pianeti extrasolari: la prima volta dell’elio

di Alberto Laratro – Media INAF

In alto. Rappresentazione artistica di Wasp-107b. Crediti: Esa/Hubble, Nasa, M. Kornmesser.

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