Coelum Astronomia 223 - 2018 - Page 129

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Queste lunghezze focali più corte ci aiutano anche per quanto riguarda il problema del mosso delle stelle, che oltre i 20 secondi inizia quasi sempre a farsi notare. Non è necessario che l’obiettivo sia estremamente luminoso, perché se intendiamo fare degli scatti a grande campo, un 18 mm f/3,5 è più che sufficiente.

Vi consiglio comunque di arrivare sul campo sempre almeno mezz’ora prima dell’evento, in modo da poter avere il tempo di cercare l’inquadratura migliore, impostare con calma la macchina fotografica e fare le necessarie prove di scatto prima che passi la ISS.

Ricordate sempre, se avete un obiettivo con stabilizzatore di immagine, di disattivarlo! L’utilizzo del treppiede e le lunghe pose non vanno d’accordo con questa funzione.

Come sempre vi consiglio poi di utilizzare il telecomando per lo scatto in remoto. In questo caso però sconsiglio l’uso dell’autoscatto: i secondi che passano tra la pigiata del tasto di scatto e l’input alla reflex potrebbero infatti pregiudicare il nostro lavoro.

In linea di massima la sensibilità ISO va dosata in base all’orario di ripresa: poco dopo il tramonto possiamo non superare i 300-400 ISO, mentre se

riprendiamo in pieno buio dovremo alzarli anche fino a 1.600 o 2.000.

Per riprendere la ISS quando il cielo non è ancora completamente buio possiamo quindi esporre per 10 secondi, facendo più scatti per riuscire a riprendere il passaggio per intero (ISO 200, f/6). Poi non dovremo fare altro che unire gli scatti con un software dedicato come vi ho spiegato nella creazione di uno stratrail (su Coelum Astronomia 201). Per riprendere invece la ISS in piena notte, possiamo esporre 20/30 secondi per volta, alzando gli ISO fino a 2.000/3.200 e aprendo il diaframma al massimo.

A destra. La ISS ripresa sopra il Monte Paterno, nella zona delle Tre Cime di Lavaredo. Posa a 35 mm di focale, esposizione di 20 secondi, f/6, ISO 200.