Coelum Astronomia 223 - 2018 - Page 11

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vicina alla Terra, alla portata di Hubble, e all’interno di questa distanza non sono molte le supernove che esplodono. Ancora più importante poi, gli astronomi devono conoscere la posizione esatta ricavata da misurazioni molto precise.

Fortunatamente SN 2001ig e la sua compagna, pur essendo quasi al limite del raggio d'azione di Hubble, sono ancora sufficientemente vicine. L’esplosione è stata avvistata per la prima volta nel 2001, da un astronomo amatoriale australiano. Nel 2002, la posizione precisa della supernova è stata determinata dal Very Large Telescope (VLT) dell’ESO. Nel 2004 è stata poi osservata dal Gemini South Observatory e per la prima volta si è accennato alla possibile presenza di una compagna sopravvissuta.

Su questa base, conoscendo le coordinate esatte, Ryder e il suo team sono stati quindi in grado di puntare Hubble nella posizione precisa 12 anni dopo l’esplosione, quando la luminosità della supernova andava ormai attenuandosi. In questo modo, grazie anche alla straordinaria risoluzione e alla possibilità del telescopio spaziale di osservare nell’ultravioletto, sono stati in grado di trovare e fotografare la sopravvissuta. In realtà, già nel 2014 Fox e il suo team avevano usato Hubble per rilevare la compagna di un’altra supernova di tipo IIb, la SN 1993J. Tuttavia, in quel caso, ne era stato ripreso solo uno spettro, non un’immagine diretta.

«Siamo stati finalmente in grado di catturare il ladro stellare, confermando il nostro sospetto che dovesse essercene uno”, ha dichiarato Filippenko.

L’obiettivo finale del team è ora di determinare con precisione quante supernove di tipo IIb hanno effettivamente una compagna, ipotizzando al momento che possano essere circa la metà. Il prossimo obiettivo è dunque quello di osservare le supernove che hanno perso completamente il loro guscio di idrogeno – al contrario di SN 2001ig e SN 1993J. In questo modo, le esplosioni di supernovae completamente “spogliate” dal loro involucro, non possono interagire con l’ambiente stellare circostante. Senza interazioni, si spengono quindi molto più velocemente, permettendo agli astronomi di provare a cercare la compagna anche solo dopo due o tre anni. Inoltre in futuro si avrà a disposizione anche il James Webb Space Telescope, che allargherà il campo di ricerca, permettendo di raggiungere stelle più lontane e compagne più deboli.

Sopra. Nell'immagine la possibile evoluzione di una supernova di tipo IIb, nella quale l'involucro esterno viene strappato, ma non del tutto, poco prima dell'esplosione. Vediamo quindi le due stelle, progenitrice e compagna, orbitare una attorno all'altra avvicinarsi sempre più, e la progenitrice evolvere in gigante rossa, fin quando l'interazione gravitazionale permette alla compagna di strappare l'involucro più esterno fino a rendere la gigante instabile, che arriva ad esplodere in supernova. Nell'ultimo riquadro, il bagliore dell'esplosione ormai attenuato permette di rilevare la debole compagna. Crediti: NASA, ESA, and A. Feild (STScI).

A sinistra. Nei vari riquadri, sempre più ingrandita, la zona di cielo ripresa dai vari telescopi, a partire dal grande campo del VLT, fino al dettaglio dell'immagine Hubble che ha immortalato la piccola ladra di idrogeno. Crediti: NASA, ESA, S. Ryder (Australian Astronomical Observatory), and O. Fox (STSci).