Coelum Astronomia 223 - 2018 - Page 108

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Iridium Next

Sopra. Una rappresentazione grafica di un satellite Iridium NEXT: appare molto differente dai satelliti di prima generazione e appare subito evidente l’assenza delle tre grandi antenne principali, responsabili dei flare. Crediti: Iridium

Quel che invece ho scoperto essere poco noto è che questo evento, che ha accompagnato negli ultimi venti anni le serate di tantissimi astrofili, è destinato a scomparire per sempre nell’arco di pochissimo tempo.

Dopo più di 20 anni di onorato servizio e un totale di 95 satelliti immessi in Low Earth Orbit (LEO), la Iridium Communication Inc. (creata dalla fusione tra la GHQ e la Iridium Satellite LLC, a sua volta nata dalle ceneri della Iridium Satellite SSC) ha infatti iniziato le operazioni di dismissione controllata della flotta Iridium contemporaneamente all’avvio del programma di messa in orbita di 72 nuovi satelliti di seconda generazione (di cui 66 operativi e 6 di riserva) denominati “IRIDIUM NEXT”.

Gli Iridium Next (realizzati dalla Thales Alenia Space) oltre che garantire un netto miglioramento in termini di performance e banda utile, differiscono sostanzialmente dal modello precedente dal punto di vista progettuale. Le tre Main Mission Antennae (MMA) presenti nei satelliti di prima generazione sono state ora sostituite da un’unica MMA. Contrariamente ai satelliti di prima generazione quindi, gli IRIDIUM NEXT non sono in grado di generare i famosi “Iridum Flares”.

Per quanto tempo ancora quindi potremo osservare

i famosi flare?

La risposta a questa domanda richiede una piccola analisi dei dati a oggi disponibili: il compito di portare in orbita la nuova flotta è stato affidato alla SpaceX di Elon Musk che, a partire dal 2017 a oggi ha già effettuato con successo, con gli ormai collaudati Falcon 9, 6 lanci (con un payload di 10 satelliti ciascuno) degli 8 commissionati portando