Coelum Astronomia 223 - 2018 - Page 155

Riferimenti storici

Per quanto riguarda l'origine della denominazione "Mare Humorum", questa venne assegnata dal Riccioli nel 1651. Inoltre Langrenus ed Hevelius diedero il nome rispettivamente di "Mare Venetum" e "Sinus Sirbonis". Lo stesso Riccioli dedicò la denominazione del cratere Gassendi a Pierre Gassend (1592-1655), astronomo francese in contrasto con la teoria dell'immobilità della Terra, che per primo determinò la velocità del suono nell'aria.

Guida all'osservazione

I crateri Archimedes, Aristillus, Autolycus

Ci troviamo in prossimità

del limite più orientale

di una enorme

distesa

relativamente

pianeggiante con

una superficie di

830.000 km2 e un

diametro di 1.300

km situata nel settore

centro settentrionale della Luna, nota come mare Imbrium. Una gigantesca struttura da impatto la cui origine viene fatta risalire al Periodo Geologico Imbriano Inferiore collocato a 3,8 miliardi di anni fa. Una volta colmata di materiale lavico, i successivi impatti di corpi meteoritici ne modificarono profondamente l'aspetto originario così come lo possiamo osservare noi oggi con i nostri telescopi. Ed è proprio qui che la sera del 25 marzo punteremo i nostri strumenti andando a osservare un bellissimo terzetto costituito dai crateri Archimedes, Aristillus e Autolycus.

Per individuare la regione lunare dei tre crateri dovremo prendere in considerazione il settore settentrionale del nostro satellite, orientando il telescopio su quel grande arco montuoso costituito dai monti Appennini, Caucasus e Alpi alle cui estremità vi sono i crateri Plato a nord ed Eratosthenes a sud. A questo punto scorgeremo senza problemi il bel terzetto di crateri oggetto questo mese delle nostre osservazioni.

Ancora più ad oriente ci avviciniamo sempre più agli imponenti bastioni occidentali dei monti

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Anomalie

Alphonsus può essere considerato come uno dei crateri lunari maggiormente interessati dai cosiddetti Fenomeni Lunari Transienti (TLP). Fra gli episodi più eclatanti dobbiamo citare l'osservazione effettuata dall'astronomo sovietico Nikolaj Kozyrev, quando dall'Osservatorio di Crimea, la notte fra il 2 e il 3 novembre 1958, con uno spettroscopio applicato al telescopio di 125 cm, affermò di aver notato sulla sommità del picco centrale una zona luminosa e una nube rossastra, ritenendo che si trattasse di una eruzione vulcanica. Analogo fenomeno (una lieve nebulosità) venne osservato e fotografato da Dinsmore Alter, il 26 ottobre 1956 con uno strumento di 1,5 metri presso l'Osservatorio di Monte Wilson, ma tali fenomeni rimasero controversi. Successivamente furono notati vari bagliori rossastri, mentre dalle migliaia di foto del picco centrale di Alphonsus riprese dalla sonda Ranger 9, nel marzo 1965, non risultarono anomalie.

La piramide di Alphonsus Alpha

Esiste da tempo una disputa riguardo al picco Alphonsus Alpha che secondo vari osservatori rivelerebbe una forma piramidale, pertanto sarebbe interessante osservare sistematicamente questa struttura sotto differenti angolazioni di illuminazione solare, ponendo una particolare attenzione alla eventuale bilobazione della sua sommità mentre viene interessata dalla luce del Sole.

mare Imbrium. Chiunque abbia effettuato osservazioni anche solo visuali di questa zona, avrà certamente notato come la morfologia delle Alpi differisca notevolmente rispetto alle altre catene montuose esistenti sul nostro satellite, in modo particolare rispetto ai monti Appennini, Carpatus e Caucasus.

Si tratta di una vasta regione montuosa estesa per circa 350 km in senso sudest–nordovest e circa 200 km in senso nordest–sudovest, caratterizzata dall'alternanza di rilievi collinari e notevoli picchi montuosi la cui altezza massima raggiunge anche i 4.000 metri circa col monte Bianco esteso per 26 km in prossimità del mare Imbrium. All'estremità meridionale delle Alpi vediamo il promontorio di Cape Agassiz (individuabile con un rifrattore intorno ai 100 mm) a nordovest del cratere Cassini, estendendosi poi in direzione ovest

–nordovest fino a Plato e in prossimità dell'omonimo vasto sistema delle Rimae Plato (riflettore intorno ai 200/250 mm). L'indiscussa e notevole peculiarità di questi monti non può che essere una sola: la vasta fenditura lunga 160 km e ampia 20 km nel punto più largo che praticamente taglia nettamente in due le Alpi: la Valle Alpina. Si tratta di una formazione eccezionale in modo particolare per il sottile e sinuoso solco esistente sul fondo per gran parte della sua lunghezza, largo in alcuni punti “solo” 700 metri e profondo 250/300 metri, uno dei target maggiormente utilizzati per verificare le potenzialità del proprio strumento.

La terza proposta, prevista per il 25 e 26 giugno, sarà dedicata all'osservazione di una ristretta ma interessantissima porzione dell'enorme Oceanus

Procellarum, la più estesa regione relativamente pianeggiante esistente sulla Luna con una superficie di 4 milioni di km quadrati che occupa gran parte del settore occidentale. Nel caso specifico andremo a visitare le Marius Hills (Le Colline di Marius) costituite da un insieme di rilievi vulcanici cupoliformi aventi mediamente un'altezza dai 180 ai 500 metri.

La linea del terminatore lunare ci consentirà dettagliate osservazioni in alta risoluzione di una infinita quantità di dettagli. Il 25 e 26 giugno il nostro satellite sarà in fase rispettivamente di 12 e 13 giorni (colongitudine di 59,2° e 71,4°, con frazione illuminata al 94,8% e 98,2° a un'altezza iniziale di +23,3° e +17,3°).

La sera del 25 giugno il transito in meridiano avverrà

MARIUS HILLS Panoramica