Coelum Astronomia 222 - 2018 - Page 90

La mia curiosità crebbe in misura pari all’allargamento del dibattito, e mi chiesi se c’era spazio per poter verificare di persona chi avesse ragione e, cosa principale, se veramente le macchie solari stessero per scomparire.

Il metodo più semplice per la misurazione dei campi magnetici delle macchie solari resta quello di misurare fotograficamente la separazione (splitting) tra le componenti del doppietto o tripletto in cui normalmente essi scompongono alcune righe del ferro come abbiamo detto per via dell’effetto Zeeman. Ma per poterlo fare era necessario uno spettrografo ad altissima risoluzione.

Uno strumento a mia disposizione l’avevo già pronto, si trattava di Solarscan, uno spettrografo ad alta risoluzione automatizzato e controllabile da PC (ne parlo più diffusamente più avanti nel paragrafo dedicato alla strumentazione), che utilizzavo per la spettroeliografia solare. Lo strumento raggiungeva una risoluzione spettrale molto elevata, che tuttavia non era ancora sufficiente per osservare in dettaglio e con sufficiente precisione il fenomeno di cui si è detto.

Ho quindi speso un tempo notevole per apportare allo spettroscopio i miglioramenti necessari, per rendere possibile la misura non solo su macchie di grandi dimensioni, nelle quali l’effetto Zeeman era più evidente, ma anche in quelle medio-piccole, che poi costituivano e costituiscono buona parte dell’attività solare a livello fotosferico e cromosferico. Normalmente, l’attività di ricerca viene svolta professionalmente in luce polarizzata, per aumentare la sensibilità delle misure, ma io ritenni di effettuarlo solo in luce visibile per non complicare ulteriormente la messa a punto dello strumento.

Detto in questo modo può sembrare semplice, ma in realtà ho dovuto affrontare problematiche di diversa natura, meccaniche, ottiche e anche informatiche. Per dare un’idea delle grandezze fisiche che andavo a misurare, basti pensare che, se già un Angstrom è pari a un decimilionesimo di millimetro, sulle misure delle righe separate gli errori si contavano anche in decimillesimi di Angstrom, ovvero una frazione con al denominatore un uno con 11 zeri!

Lo strumento in mio possesso si doveva inoltre confrontare con strumentazioni professionali di enormi dimensioni. Strutture di altezza variabile dai 30 metri della Torre solare dell’Osservatorio di Monte Mario a Roma (ora fuori servizio), ai 46 metri di Mount Wilson o addirittura ai 220 metri di quella del McMath Pierce dell’NSO a Tucson, Arizona – tutti telescopi che si sono occupati o si

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Sotto. La Torre solare dell'Osservatorio di Monte Mario a Roma. Crediti: INAF-OAR.