Coelum Astronomia 222 - 2018 - Page 88

Diciamo tuttavia che la progettazione e realizzazione strumentale non fu che uno degli aspetti di questa vicenda, uno dei motori e delle fonti di stimolo, ma non l’unico e non il primo: ce n’era un altro, semplice e potentissimo, che domina e condiziona la mente umana da sempre, la curiosità.

La curiosità, la voglia di conoscere in profondità la vita e l’evoluzione del mondo che ci circonda, dell‘Universo, è stata la potentissima molla che mi ha spinto anche in questa avventura, ben oltre i limiti della semplice astrofilia, in un campo esclusivo appannaggio di astrofisici e fisici professionisti.

Ma andiamo con ordine. Da appassionato di spettroscopia astronomica e di fisica solare, seguo continuamente sul web gli articoli in materia, alcuni relativamente comprensibili, altri assolutamente fuori dalla portata dei non addetti ai lavori che devo quindi, purtroppo, bypassare, seppure con rammarico.

Uno di questi in particolare, pubblicato nel 2012, aveva attirato la mia attenzione per i suoi effetti potenzialmente straordinari e dirompenti: quello – a firma di Penn e Livingston, due astrofisici dell’NSO (National Solar Observatory) statunitense – con il quale, partendo dalla graduale diminuzione della forza dei campi magnetici delle macchie solari, nel corso del ciclo 23 e all’inizio del corrente ciclo 24, si ipotizzava la quasi totale scomparsa di queste a breve scadenza, addirittura nel ciclo 25 o pochi anni dopo.

È noto che le macchie solari, indicatrici di una più intensa attività solare e di un maggiore irraggiamento, si manifestano sulla superficie solare (fotosfera) con una periodicità di circa 11 anni tra un massimo e l’altro. Il ciclo solare, e quindi il succedersi delle macchie, è governato dalla cosiddetta dinamo solare – la risultante

Un interessante ambito di ricerca, in alcuni casi accessibile agli amatori, è lo studio dei transiti che possono presentare delle “anomalie” improvvise nella curva di luce. Il fenomeno si manifesta sotto forma di brevi aumenti di luminosità quando il pianeta attraversa aree con una luminosità inferiore rispetto al resto della fotosfera stellare (aree dette star spot, analoghe alle macchie solari, si veda la figura sotto). Se un aumento di luminosità, prodotto dal passaggio prospettico del pianeta su di una star spot risulta visibile nella curva di luce, potrebbe però non esserlo su altre acquisite successivamente, a meno che il periodo orbitale del pianeta extrasolare e il periodo di rotazione della stella alla latitudine dello spot, siano correlati da un rapporto numerico intero. Tenendo conto di ciò, la migliore strategia per rilevare star spot è di coordinare l’osservazione in modo che due o più curve di luce dello stesso transito mostrino lo stesso profilo di luminosità. Un caso significativo di spot osservabile con una buona strumentazione amatoriale, su di una stella con il pianeta in transito, è dato dal sistema WASP-41 (figura in alto nella pagina a destra).

Star Spot

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Sopra. Ripresa in alta risoluzione della macchia solare NOAA2665.

Immagine di Luigi Morrone - PhotoCoelum.