Coelum Astronomia 222 - 2018 - Page 83

spazio e nel tempo ha subito maggiormente l'effetto di "stiratura" noto come redshift che altera la lunghezza d'onda della luce. Più guardiamo lontano nello spazio e più vediamo la luce spostata verso il rosso. Ciò che si osserva nel visibile nell'Hubble Deep Field può essere in realtà una radiazione appartenente in origine al dominio dell'ultravioletto e, allo stesso modo, la luce nel visibile di molte galassie si può essere spostato nel dominio dell'infrarosso, uscendo dalle possibilità di vista delle camere fotografiche del Telescopio Hubble. A oltre 10 miliardi di anni luce di distanza lo spostamento è tanto pronunciato da uscire dal visibile. E quindi, ci si può chiedere, quante galassie ha mancato l'occhio elettronico di Hubble a causa dell'effetto redshift? Bisognerebbe effettuare ulteriori survey nell'infrarosso e più profonde di quelle già disponibili per saperlo.

Un'ultima importante questione è poi quella legata all'evoluzione delle galassie: nel tempo le galassie hanno interagito tra loro, scontrandosi e fondendosi in galassie più grandi. Ma come si evolvono le galassie? Come si formano? E come varia quindi nel tempo il numero di galassie in funzione dell'età dell'Universo? È importante porsi il problema perché in ogni foto profonda, proprio come quella di Hubble, stiamo osservando uno spaccato tridimensionale dello spazio, e ogni livello di profondità è riferito a un'età diversa dell'Universo: gli oggetti più lontani appartengono a un universo più giovane, mentre quelli più vicini appartengono a tempi più recenti.

Tutte queste domande sono complesse ed è difficile trovare una risposta. Il problema è ancora apertissimo ma un nuovo aiuto giunge da uno studio recente condotto dal team guidato da Christopher Conselice dell'Università di Nottingham (Regno Unito) e pubblicato nel 2016 sulla rivista scientifica The Astrophysical Journal (Conselice, CJ , Wilkinson, A. , Duncan, K. & Mortlock, A.).

Conselice, tenendo conto dei dati di Hubble e di altre survey condotte nel tempo dal Subaru Telescope e dal Keck Observatory, ha ricostruito una versione tridimensionale dell'Hubble Deep Field al fine di effettuare misurazioni accurate del numero di galassie in epoche diverse della storia dell'Universo. Sfruttando i nuovi modelli matematici sviluppati dal team è stato possibile quindi stimare la distribuzione in massa delle galassie (ci sono più galassie di grande massa o di piccola massa?) e l'evoluzione di tale distribuzione nel tempo. Tutto ciò per raggiungere

Crediti: NASA:

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