Coelum Astronomia 222 - 2018 - Page 7

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Kepler, in modo da facilitare il compito a telescopi che, dallo spazio e da terra, dovranno poi confermare o smentire la natura planetaria dei candidati individuati.

Come dicevamo, più luminosa è la stella, più facile è determinare le caratteristiche dei suoi pianeti, come la sua massa o se ha un’atmosfera. Usando un’analogia l’astronoma del MIT Sara Seager spiega: «I fotoni sono la nostra moneta – più se ne ha, meglio è!».

E in effetti è proprio così… Uno dei problemi che ha dovuto affrontare Kepler è il fatto che alcune delle stelle studiate erano così lontane e così flebili che l’unico modo per confermare alcuni dei candidati da lui individuati è stato attraverso tecniche statistiche, più che da osservazioni dirette fatte da altri telescopi, e quindi con alti margini di errore. Molti di quei pianeti potrebbero, a un esame più approfondito, non essere più considerati tali.

Al di là del campione che andrà ad indagare, il modo in cui TESS cercherà gli esopianeti è lo stesso di Kepler, come dice anche il nome: il metodo dei transiti, ovvero il satellite osserverà le

Sopra. L'insolita orbita di 13,7 giorni del satellite TESS, utilizza la gravità della Luna per rimanere stabile, richiedendo l'uso di pochissimo carburante. Nella zona dell'orbita colorata in blu, TESS osserverà il cielo, mentre quando si troverà nella parte in arancione, trasmetterà i dati a Terra. In grigio l'orbita della Luna. Crediti: NASA.

Sopra. In questo grafico vediamo, in arancione, i risultati attesi dalle osservazioni di TESS. In base alla distanza, viene indicata (con un cerchio più o meno ampio) la facilità di individuare pianeti di dimensioni da 1 a 5 volte il raggio terrestre. La maggior parte dei pianeti individuati finora sono a più di 1.000 anni luce di distanza, con qualche eccezione entro i 30 anni luce (nel grafico le distanze sono indicate in parsec: un parsec corrisponde a 3,26 anni luce). Crediti: ZACH BERTA-THOMPSON.