Coelum Astronomia 222 - 2018 - Page 65

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Sopra. Il video mostra in sequenza numerose riprese della famosa Galassia di Andromeda (M 31) ripresa dagli osservatori (spaziali e di terra) dell’ESA in differenti lunghezze d’onda. Si può notare come lo stesso soggetto, in questo caso una delle galassie più studiate e riprese anche dagli appassionati e astronomi amatoriali, possa apparire totalmente aliena e sostanzialmente sconosciuta se osservata in lunghezze d’onda differenti dal visibile. Crediti: ESA.

Tra i filtri in dotazione alla Advanced Camera for Surveys (ACS) del telescopio spaziale Hubble vi è, per esempio il filtro F814W, centrato a 8333 Å, nel vicino infrarosso. Ebbene, le riprese di galassie caratterizzate da un redshift superiore a 0,8 effettuate con questo filtro ci restituiscono la radiazione emessa dalla galassia a lunghezze d’onda ultraviolette. Peccato però che, per colpa dell’opacità della nostra atmosfera, l’aspetto delle galassie nell’ultravioletto non sia accessibile dal suolo e sia noto solo in minima parte per le poche campagne osservative effettuate dallo spazio. Una lacuna che rende davvero problematica l’interpretazione morfologia delle galassie.

A tutto questo non dimentichiamo comunque di aggiungere che, osservando indietro nel tempo, abbiamo inevitabilmente a che fare con galassie che si trovano in stadi meno evoluti, dunque molto differenti da quelli delle galassie in epoche più prossime alla nostra. La peculiarità osservata in molti sistemi stellari remoti, insomma, può benissimo riflettere effettive irregolarità strutturali di quei sistemi e non essere solamente imputabile alla correzione K.