Coelum Astronomia 222 - 2018 - Page 64

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Sopra. A volte risulta piuttosto semplice identificare la tipologia a cui appartiene una certa galassia, altre volte, tuttavia, il compito si fa molto più difficile...

possibile presenza di bracci di spirale e barre centrali.

Un ulteriore grande ostacolo, infine, è costituito proprio dallo stesso redshift. È ben noto che l’aspetto esteriore di una galassia cambia notevolmente a seconda della lunghezza d’onda alla quale la osserviamo. Ci basta confrontare due immagini di una galassia, una acquisita nel visibile e l’altra nell’infrarosso, per vedere quanto sia difficile rendersi conto che ci troviamo in presenza dello stesso sistema stellare.

Osservando nell’ultravioletto, infatti, la luce che disegna il profilo di una galassia è quella prodotta dalle stelle più giovani e calde, generalmente raggruppate in quegli addensamenti irregolari che caratterizzano le regioni di formazione stellare. Se, invece, osserviamo alle lunghezze d’onda ottiche, la parte del leone la fanno le stelle della sequenza principale e il profilo che ci appare è quello famigliare delle galassie che ben conosciamo. Spostandoci a lunghezze d’onda ancora maggiori, dunque nell’infrarosso, gran parte del flusso luminoso è quello generato dalle stelle più vecchie ed evolute, la cui distribuzione nel sistema galattico è più omogenea delle altre. Questo spiega perché la galassia assuma un aspetto quasi più morbido e regolare.

Sappiamo bene, però, che l’espansione dell’Universo agisce sulla radiazione aumentandone la lunghezza d’onda con l’aumentare della distanza della sorgente, il che comporta che, per sorgenti sufficientemente distanti, i tratti che osserviamo nel visibile siano in realtà quelli che in origine descrivevano il panorama nell’ultravioletto. Questo significa che se potessimo osservare la medesima galassia a differenti redshift ci apparirebbe inevitabilmente differente.

Un effetto davvero sgradevole per chi aspira a operare una classificazione attendibile, ben noto agli astronomi che ne parlano in termini di morphological K-correction. Peccato che rimediare a questo scherzo giocato dell’espansione dell’Universo non sia affatto semplice.