Coelum Astronomia 222 - 2018 - Page 61

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solamente il significato di utile strumento per la classificazione morfologica delle galassie.

Oggi sappiamo che il percorso evolutivo di una galassia è di gran lunga più complesso di quanto si potesse immaginare ai tempi di Hubble: in esso giocano un ruolo chiave non solo le condizioni che hanno portato al suo collasso iniziale, ma anche l’interazione con altre galassie, il merging con sistemi stellari più piccoli, l’influenza del buco nero supermassiccio che solitamente si nasconde nel suo nucleo, l’interazione reciproca tra le sue stelle, il tasso di formazione stellare che la caratterizza, ...e molto altro...

Negli anni successivi l’idea di Hubble sarebbe stata ampliata e approfondita da altri astronomi. Alla fine degli anni Cinquanta, per esempio, Gérard de Vaucouleurs propose un ampliamento della sequenza di Hubble specificando in modo più dettagliato le caratteristiche morfologiche di barre e bracci di spirale e integrando tra gli elementi morfologici anche la presenza di anelli. Un altro modello di classificazione spesso usato è il cosiddetto schema di Yerkes, ideato da William W. Morgan, astronomo dell’Osservatorio di Yerkers, in modo che contemplasse, oltre alla forma della galassia, anche la tipologia spettrale preminente delle sue stelle.

Nonostante le integrazioni e le proposte alternative, la struttura della classificazione proposta da Hubble nel 1926 resta validissima ancora oggi. Con l’incredibile aumento del numero di galassie conosciute, scoperte fin nelle più remote regioni dell’Universo in epoche nelle quali tali sistemi stellari si erano appena formati, sono aumentate anche le nostre conoscenze. Peccato però che, col crescere del numero delle galassie, siano anche cresciuti i problemi legati alla loro classificazione.

A sinistra. NGC 6822, la “Galassia nana di Barnard”, posta nella costellazione del Sagittario. Si tratta di una galassia irregolare scoperta visualmente nel 1881 (con un rifrattore da 150 mm) dal famoso astronomo americano Edward E. Barnard, distante solo 1,64 milioni di anni luce e appartenente al nostro Gruppo Locale. La bassa luminosità superficiale (mag. +14,4 per primo d’arco quadrato) e l’assorbimento della sua luce – che per arrivare a noi deve attraversare quasi per intero il diametro della nostra galassia – la rendono un oggetto non proprio facile da staccare al fondo cielo. Crediti: ESO.