Coelum Astronomia 222 - 2018 - Page 57

Henrietta Leavitt e le Cefeidi

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Nel 1922 l’astronoma americana Henrietta Leavitt (1868-1921) dell’Osservatorio di Harvard – la prima donna a ottenere una cattedra in campo astronomico in un’università americana – aveva scoperto che il periodo di variazione di luminosità delle Cefeidi, una particolare classe di stelle variabili, era strettamente legato alla loro magnitudine assoluta. Trovò dunque una relazione tra i periodi di variabilità e le magnitudini apparenti delle cefeidi appartenenti alla Grande Nube di Magellano – una delle galassie più vicine alla nostra Via Lattea. Il fatto che quelle stelle potessero essere considerate tutte alla stessa distanza dalla Terra – essendo situate in un sistema così lontano – autorizzava però a ipotizzare che la vera relazione sussistesse tra periodo di variabilità e magnitudine assoluta. Tramite la determinazione empirica di questa, e il valore della magnitudine apparente ricavata per via osservativa, divenne facile ricavare la distanza delle stelle, legata ai primi due valori dalla nota relazione: M = m–5 Log D+5

Da allora le Cefeidi sono considerate uno degli indicatori primari per la determinazione delle distanze.

La cosa si complicò quando l’astronomo tedesco Wilhelm Baade, emigrato negli Stati Uniti, scoprì che esistevano due diversi tipi di Cefeide, e che la Leavitt aveva costruito la relazione su delle Cefeidi di popolazione II (in rosso nel grafico), intrinsecamente meno luminose di quelle di popolazione I (in giallo). Baade rilevò che le stelle di Popolazione I, più giovani e situate sul disco lungo i bracci della Via Lattea, erano associate alla presenza di gas e polveri. Al contrario le stelle appartenenti alla Popolazione II, molto più vecchie, si trovavano essenzialmente nel bulge e nell’alone galattico.

A sinistra. Una splendida fotografia della Galassia di Andromeda realizzata con una strumentazione amatoriale (camera CCD abbinata ad un rifrattore da 125 mm, f/4,9). Cortesia Kiyoshi Miyamoto.