Coelum Astronomia 222 - 2018 - Page 51

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porte un’autentica rivoluzione nella concezione stessa di Universo, una rivoluzione che non solo avrebbe spazzato ogni incertezza sulle dimensioni dei sistemi stellari e sulla vera natura di molte nebulose, ma avrebbe anche messo sul tappeto problemi molto più intriganti e complicati.

Il Grande Dibattito

Heber Doust Curtis (1872-1942) di estrazione abbastanza agiata, aveva seguito gli studi classici e si era dedicato per un certo tempo allo studio e all’insegnamento delle lingue antiche. Nel 1987 incominciò ad insegnare matematica e a frequentare l’Osservatorio di Lick nelle vacanze estive. Qui nel 1902 conseguì il Ph.D. e mosse i primi passi della sua carriera, rimanendovi fino al 1920, anno in cui fu chiamato a dirigere l’Osservatorio di Allegheny. Dei numerosi studi di Curtis, eseguiti al Lick con il telescopio Crossley da 90 cm, possiamo ricordarne soprattutto tre: una descrizione di 762 nebulose e ammassi, uno studio della materia assorbente nelle galassie a spirale e una ricerca su tutte le nebulose planetarie allora note a Nord di –34°. Attraverso queste ricerche Curtis era giunto alla convinzione che le nebulose a spirale erano oggetti extragalattici o, come allora si diceva, “universi

isole”. Provò questa sua tesi anche scoprendo, in alcune di esse, diverse novae che usò come indicatori di distanza.

Per un certo tempo egli fu il solo a

sostenere questa idea, che fu definitivamente dimostrata solo nel 1924 da Edwin P. Hubble con il riflettore da 2,5 m di Mount Wilson. Nel 1918 fu il primo ad osservare il getto luminoso nel nucleo di M87.

Il termine è ben noto a quanti, anche solo marginalmente, si interessano di storia dell’astronomia e si riferisce a una particolare sessione dell’incontro annuale della National Academy of Sciences tenutasi nel Baird Auditorium dello Smithsonian Museum of Natural History a Washington nella serata del 26 aprile 1920.

In quell’occasione Harlow Shapley – che era astronomo di Mount Wilson – e Heber Doust Curtis (1872-1942) – astronomo del Lick Observatory – furono invitati a presentare il loro punto di vista sul tema delle dimensioni dell’Universo. Entrambe le conferenze avevano come titolo The Scale of the Universe, ma i punti di vista erano molto distanti tra loro. Nel maggio dell’anno seguente sul Bulletin of the National Research Council verranno pubblicati due studi che, in forma più estesa e completa, riporteranno quei due differenti punti di vista.

Secondo un’analisi di Michael Hoskin (Churchill College) pubblicata nel 1976, le argomentazioni dei due articoli erano sicuramente più articolate e approfondite di quelle che potevano essere state presentate oralmente l’anno prima, il che lo porta a concludere che l’alone di battaglia epica che da sempre circonda l’evento debba essere in parte rivisto. Secondo Hoskin, insomma, la maggior parte degli storici, trattando i documenti pubblicati come il resoconto integrale di una drammatica prova di forza scientifica, ha finito col creare una sorta di romanzo storico.

Non è certo nostra intenzione entrare nel merito di questa valutazione: quello che a noi interessa, infatti, è il contenuto di quel dibattito. Proviamo dunque a sintetizzare i due punti di vista.