Coelum Astronomia 222 - 2018 - Page 48

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Sopra. Un disegno tratto dagli appunti di W. Herschel sulla modellizzazione della Via Lattea. L’impresa forse più ambiziosa dell’astronomo anglo-tedesco fu proprio il tentativo di determinarne la struttura. Ciò implicava una tecnica che Herschel chiamò “star gauging”, che consisteva nell’ottenere un campione rappresentativo della Galassia contando in tutte le direzioni le stelle che andava osservando nel campo del suo telescopio. In circa 20 anni di lavoro contò quasi 100.000 stelle in 2.400 aree campione! Il modello di Via Lattea che ne derivò era tormentato da molte irregolarità, ed il Sole fu localizzato vicino al suo centro.

Basti pensare che nel 1906 l’astronomo olandese Jacobus Kapteyn (1851-1922) si fece promotore di un progetto che, come quello di Herschel, si proponeva di definire la distribuzione delle stelle della Galassia ricorrendo a conteggi stellari in differenti direzioni. Il progetto era comunque di gran lunga più ambizioso di quello condotto oltre un secolo prima dall’astronomo inglese. Prevedeva infatti la misurazione della magnitudine apparente, del tipo spettrale, della velocità radiale e del moto proprio delle stelle in 206 zone celesti.

Si trattò della prima analisi statistica coordinata in astronomia e coinvolse oltre quaranta diversi Osservatori. Ebbene, il cosiddetto Universo di Kapteyn non era poi così differente da quanto aveva proposto Herschel. Nel suo modello, infatti, ipotizzava che il nostro Universo Isola avesse una forma lenticolare, con la densità che gradualmente diminuiva man mano ci si allontanava dal suo centro; il sistema si estendeva per 40 mila anni luce e il Sole si trovava a soli 2000 anni luce dal suo centro.

È evidente come il problema della determinazione delle distanze fosse cruciale: senza conoscere le distanze non era possibile ipotizzare quale fosse l’estensione della Galassia. Kapteyn e il suo collaboratore, l’astronomo olandese Pieter van Rhijn, furono in grado di stimare le distanze di stelle caratterizzate da differente luminosità apparente, riuscendo in tal modo a ricostruire correttamente la loro distribuzione nello spazio. I due astronomi, inoltre, intuirono che il mezzo interstellare potesse assorbire parzialmente la radiazione delle