Coelum Astronomia 222 - 2018 - Page 29

arrivarci è però ampiamente ripagata dal panorama, spettacolare anche di giorno: a destra la Corsica, a sinistra l'Elba e la costa Italiana. Al ritorno cerco di memorizzare il percorso per non perdermi durante l'uscita notturna successiva e per fortuna il Trail domenica mattina farà il medesimo tragitto, quindi è tutto segnalato.

Dopo cena mi preparo e parto con il mio solito zaino fotografico caricato come quello di un alpino. È l'una e mezza di notte e lungo il sentiero la falce di luna mi accompagna nel silenzio totale. L'isola in primavera è un'erboristeria all'aperto, un mix di profumi invade l'aria fra Mirto, Elicriso, Rosmarino del Raganico e altre centinaia di piante. A metà strada vedo foschia alzarsi proprio sul lato dove sorgerà la via Lattea, ma ormai sono in ballo e non torno certo indietro a mani vuote. Mal che vada farò uno star trail alla stella polare. Tenendo un buon passo arrivo in vetta. Mentre sistemo l'attrezzatura, la torcia si spegne e non dà più segno di vita e sogghigno accorgendomi di aver lasciato la batteria di scorta a casa. Appena pronto inizio a fare qualche scatto di prova, fino a che mi posiziono di fronte alla struttura inquadrando il cielo verso sud-sudovest. Decido di fare uno scatto selfie con la struttura illuminata con la luce del telefono. Poi mi serve uno scatto per il cielo stellato, da unire al primo in post produzione. Grazie all'inseguitore, posso esporre per 4 minuti, raccogliendo molti dettagli sui corpi celesti. Sono le 3 e 23 minuti del 25 marzo 2018 quando capita un colpo di fortuna che probabilmente non mi ricapiterà mai più nella vita. Ho la reflex montata con l'otturatore aperto e sta registrando lo scatto sul cielo. Dal settore a nordovest intravedo una flebile luce puntiforme con scia che viaggia a forte velocità verso sud. Si intensifica fino a diventare luminoso come un punto di saldatura. Quello che inizialmente mi pareva un meteorite, ora pareva non esserlo affatto! La scia di fumo che lasciava dietro di sé veniva illuminata dai bagliori della combustione, che brillava intensamente e in maniera irregolare. Durante i circa 20 secondi che ha impiegato a percorrere il mio campo visivo, non gli ho staccato gli occhi di dosso. Quando mi sono reso conto che l'oggetto aveva attraversato esattamente l'inquadratura che stavo riprendendo, per giunta perfettamente in mezzo alla struttura arrugginita, mi sentivo come Fantozzi con un 13 sulla schedina totocalcio! Ho pensato potesse trattarsi di un pezzo della stazione spaziale cinese, di cui avevo sentito parlare al telegiornale, ma in realtà il suo rientro era previsto dopo il 28 marzo. Per cui non sapevo cosa fosse, molto probabilmente un altro detrito orbitale che rientrava. L'atmosfera di quel luogo era surreale. Mi sentivo un esploratore imbattutosi per caso nelle tracce di una remota civiltà in declino, dove persino le sue opere di più alto ingegno stavano precipitando inesorabilmente. Il freddo ben presto mi fa tornare in me. Ormai la foto del giorno, anzi, della notte, dell'anno e probabilmente della mia vita ce l'ho e posso levare velocemente le tende, anche se il posto meritava molte altre inquadrature. In fretta, mi incammino per la discesa: nottata unica e memorabile.

A sinistra. Un dettaglio dell'immagine di Morelli, con la "stazione" in primo piano, la scia luminosa dello stadio Soyuz, la costellazione dello scorpione con la rossa Antares più a sinistra e Giove, brillantissimo, più in alto, nella costellazione della Bilancia.

Pagina precedente, in basso. Un razzo Soyuz al lancio. Crediti: Roscosmos

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