Coelum Astronomia 221 - 2018 - Page 96

Coelum Astronomia

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A sinistra, illustrazione di un transito planetario e la risultante curva di luce considerando, in un caso, il disco stellare a luminosità uniforme (linea tratteggiata), nell’altro si tiene invece conto dell’oscuramento ai bordi (linea continua). A destra, le curve di luce dei transiti dell’esopianeta WASP-36b in due notti diverse, ottenute con telescopi professionali e in diversi colori. Crediti: L. Mancini et al., An optical transmission spectrum of the giant planet WASP-36 b).

decrescono al crescere della distanza dal centro.

Il transito di un esopianeta il cui percorso passa attraverso il centro stellare (parametro d’impatto = 0) avrà una maggiore profondità fotometrica alle più brevi lunghezze d’onda mentre se il percorso del pianeta ha un parametro d’impatto maggiore di 0,75, la relazione tra profondità e lunghezza d’onda si inverte. Da un’accurata geometria del percorso sul disco stellare e dalla determinazione della funzione di oscuramento al bordo, si otterrà una stima migliore delle dimensioni del pianeta.

Perché cerchiamo pianeti di altri sistemi solari?

In conclusione di questa sommaria rassegna, ci poniamo una domanda lecita, visto lo sforzo che tutta la comunità scientifica internazionale sta profondendo in questo settore della ricerca astronomica che è tra i più vivaci e produttivi e ricchi di risultati: perché cerchiamo pianeti di altri sistemi solari?

In poco più di vent’anni, sono stati scoperti pianeti di ogni tipo: gioviani caldi in orbite strette, mondi rocciosi e altri dove piove ferro... In realtà cerchiamo altro e lo stiamo sognando da almeno un paio di millenni: stiamo cercando un sistema planetario simile al nostro sistema solare, con un numero e una distribuzione di pianeti paragonabili a quello nel quale abitiamo. L’evidente fine ultimo è la scoperta di una nuova Terra. Sappiamo che ci stiamo avvicinando, forse l’abbiamo già vista ma non siamo ancora in grado di riconoscerla.