Coelum Astronomia 221 - 2018 - Page 82

82

Coelum Astronomia

gigaparsec e quindi a 3,26 miliardi di anni luce circa (un parsec è pari a 3,26 anni luce), a indicare una probabile origine extra-galattica.

I dati successivi non mostrarono ripetizioni del fenomeno dalla stessa zona quindi si optò per un processo fisico "una tantum", qualcosa di catastrofico e irripetibile per un corpo celeste come può essere la morte di una stella. Vennero invece scartati i processi legati, ad esempio, a rotazioni di corpi o ad altri fenomeni che avrebbero invece mostrato andamenti più o meno ciclici e regolari, o perlomeno ricorrenti.

Da allora le cose sono cambiate. Anche se in realtà il numero di FRB registrato a oggi si mantiene basso – fatto imputabile sia all'aleatorietà dell’evento sia, soprattutto, alla sua brevissima durata ‒ le ultime stime sul potenziale numero di eventi di questo tipo viene calcolata oggi in un range che va da un probabile FRB al minuto fino alla visione più ottimistica di un FRB ogni secondo (Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, pubblicazione su The Astrophysical Journal Letters).

A questo riguardo alcuni stimano addirittura che il futuro radio telescopio gigante Square Kilometer Array (SKA) potrà un giorno rilevare – tra questi – anche burst compatibili con l'epoca della reionizzazione, che un recente articolo su Nature ha fissato a un periodo precedente ai 180 milioni di anni dopo il Big Bang attraverso il ritrovamento di una riga di assorbimento (a dire il vero anch’essa abbastanza controversa e debole) sui 78 MHz corrispondente alla riga a 21 centimetri dell’idrogeno ionizzato “stirata” dall’espansione dell’universo fino alla frequenza registrata (leggi l’articolo “Le Prime Stelle dell’Universo” in questo stesso numero di Coelum Astronomia).

Determinare la distanza di questi fenomeni è fondamentale poiché durante i viaggi la radiazione raccoglie informazioni sul materiale attraversato e riuscire a collocare un evento nella

Sopra. La regione centrale della galassia WISE J0716-19 vista dalla rete di radiotelescopi EVN. Il pannello principale è l’immagine “media” delle quattro osservazioni, mentre i piccoli pannelli in basso mostrano le immagini ottenute in ciascuna delle singole osservazioni. La scala di colori indica la brillanza dell’emissione. Crediti: EVN / M. Giroletti et al.