Coelum Astronomia 221 - 2018 - Page 80

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L’universo talvolta ci presenta situazioni che spesso non sono inquadrabili nelle classiche categorizzazioni: è successo con quelle pulsazioni,

inizialmente attribuite agli omini verdi, poi catalogate come pulsar; è successo più recentemente con la “stella di Tabby” per la quale sono state chiamate in causa niente meno che gigantesche strutture aliene, prima di “ripiegare” su soluzioni molto meno esotiche anche se ancora dibattute; è successa la stessa cosa per tanti altri fenomeni nella storia dell’astronomia in generale. Con il miglioramento delle strumentazioni a disposizione è abbastanza frequente, e anche ovvio, trovarsi di fronte a segnali che prima non erano rivelabili, sia per una eccessiva debolezza, che richiede sensibilità tecnologiche maggiori, sia per la rarità che necessita

invece di survey sempre più aperte e in grado di guardare a zone di cielo più ampie con maggior frequenza.

È questo il caso degli ancora misteriosi Fast Radio Bursts che, da circa dieci anni, costituiscono una nuova classe di oggetti.

Era il 2007 quando l'analisi di dati raccolti il 24 luglio 2001 dal radiotelescopio di Parkes portò all'individuazione di qualcosa di nuovo, in seguito annunciato su un numero di Science con un

articolo a firma di Duncan Lorimer e colleghi. Si trattava di un lampo molto breve e molto luminoso nello spettro radio, cioè in quella parte di spettro elettromagnetico con lunghezze d’onda comprese tra un millimetro per le frequenze più alte (300 GHz) e 10 chilometri per le frequenze

L’universo talvolta ci presenta situazioni che spesso non sono inquadrabili nelle classiche categorizzazioni: è successo con quelle pulsazioni,

inizialmente attribuite agli omini verdi, poi catalogate come pulsar; è successo più recentemente con la “stella di Tabby” per la quale sono state chiamate in causa niente meno che gigantesche strutture aliene, prima di “ripiegare” su soluzioni molto meno esotiche anche se ancora dibattute; è successa la stessa cosa per tanti altri fenomeni nella storia dell’astronomia in generale. Con il miglioramento delle strumentazioni a disposizione è abbastanza frequente, e anche ovvio, trovarsi di fronte a segnali che prima non erano rivelabili, sia per una eccessiva debolezza, che richiede sensibilità tecnologiche maggiori, sia per la rarità che necessita invece di survey sempre più aperte e in grado di guardare a zone di cielo più ampie con maggior frequenza.

È questo il caso degli ancora misteriosi Fast Radio Bursts che, da circa dieci anni, costituiscono una nuova classe di oggetti.

Sopra. La grande antenna da 64 metri del radiotelescopio Parkes, come appariva nel 1969, quando venne utilizzata per captare il segnale della storica missione Apollo 11 che portò per la prima volta l’uomo sulla Luna. Crediti: CSIRO.

Cos’è un FRB?

I Fast Radio Burst o FRB sono episodi di emissione di onde radio con durata inferiore al millesimo di secondo. Questi fenomeni, la cui origine non è ancora stata accertata, sono caratterizzati da una brevissima durata e la totale imprevedibilità della loro accensione nel cielo ha fatto si che ad oggi se ne conoscano solo una manciata, al punto che per alcuni anni si è addirittura sospettato che si trattasse semplicemente di interferenze.