Coelum Astronomia 221 - 2018 - Page 69

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producendone una versione riveduta e aggiornata: il Kitab suwar al-kawakib (“Il libro delle stelle fisse”), che venne completato attorno al 964 d.C. Costruito sulla base dell’eredità astronomica greca, l’opera di al-Sufi conteneva un elenco dei nomi delle stelle degli arabi, magnitudini determinate dallo stesso al-Sufi e due disegni di ciascuna costellazione, una come si vede nel cielo e uno invertito da destra a sinistra come apparirebbe su un globo celeste. La copia più antica sopravvissuta venne prodotta proprio da figlio attorno al 1010 ed è conservata nella biblioteca Bodleian a Oxford.

A metà del XVI secolo, l’astronomo e letterato Alessandro Piccolomini pubblicò le due opere di divulgazione astronomica intitolate De le stelle fisse e Della sfera del mondo. In quest’ultima, oltre ad essere stata «…scritta per soddisfare il desiderio di conoscere le cose del cielo manifestato da certe nobili donzelle» (!), appaiono per la prima volta delle carte celesti dove le stelle sono contraddistinte da lettere dell’alfabeto latino, segnate per lo più, ma non sempre, secondo ordine di splendore decrescente, costellazione per costellazione.

A sinistra. La costellazione di Pegaso raffigurata nell'importante atlante stellare dell'astronomo persiano Abd Al-Rahman al-Sufi. Crediti: Bibliothèque nationale de France, Paris/IAU.