Coelum Astronomia 221 - 2018 - Page 67

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orsa), “quella che sta sulla testa” (di Cassiopea), “la più settentrionale delle due della cintura” e così via. Le stelle non appartenenti a questo o a quell’allineamento che costituiva una certa figura erano dette informatae e spesso descritte ancor più approssimativamente, con frasi del tipo “quella a settentrione di quella che sta nel ginocchio”. Lo stesso Keplero, non da meno, intitolò De stella nova in pede Serpentarii la pubblicazione nella quale descrisse la luminosa supernova che lo stesso osservò nel 1604.

Anche se a Tolomeo o, comunque, alla cultura greca dobbiamo la presenza nei cieli delle antiche costellazioni (ribattezzate, in seguito, con nomi latini dai conquistatori romani), in realtà pochi nomi di stelle sono di origine greco-latina: la maggioranza dei nomi di stelle sono infatti di origine araba, retaggio dell’età dell’oro dell’astronomia islamica. Quando la civiltà greco-romana entrò in decadenza, il testimone della cultura passò infatti nelle mani degli arabi del Nord Africa che, traducendo in arabo i testi greci (molti di questi andarono perduti), preservarono un immenso patrimonio di conoscenze e saggezza umana. Sebbene gli arabi possedessero già un proprio retaggio di costellazioni, questi ammirarono a tal punto la cultura greca da assimilare quasi tutte le configurazioni celesti rinunciando, di fatto, alle loro. Gli arabi battezzarono così un gran numero di stelle facendo proprio riferimento alle posizioni da essere occupate nelle costellazioni classiche. L’Almagesto venne tradotto due volte in arabo nel corso del IX secolo, divenendo così famoso nel mondo allora conosciuto. Molte delle descrizioni delle stelle in lingua araba in tale opera venivano ampiamente utilizzate come nomi per le stelle. Uno dei più grandi esperti nell’astronomia islamica, lo storico tedesco Paul Kunitzsch, ha identificato due tradizioni di nomi di stelle nel patrimonio musulmano: il primo è il folklore

A sinistra un disegno di Keplero in cui viene riportata la posizione della “nuova stella” (indicata non a caso con la lettera N), evidenziata dalla stellina rossa per maggior chiarezza. A destra, un’immagine della Supernova di Keplero (SN1604) ripresa nell’ottico, X-Ray e Infrarosso dai Telescopi Spaziali Hubble, Chandra e Spitzer (Crediti: NASA/ESA/JHU/R.Sankrit & W.Blair ).