Coelum Astronomia 221 - 2018 - Page 62

Un fiore per Gagarin

Qualche giorno prima del lancio, Paolo Nespoli e i suoi compagni di viaggio, Sergey Ryazanskiy e Randy Bresnik, hanno svolto la tradizionale visita pre-volo alla tomba di Yuri Gagarin, le cui ceneri sono tumulate nelle mura del Cremlino.

La tradizione prevede che l’equipaggio di ogni missione si rechi a Mosca per lasciare un fiore sulla lapide di Yuri Gagarin e di altri personaggi storici dell’astronautica russa. Si tratta di uno dei vari “rituali” cui i cosmonauti partecipano pochi giorni prima della loro partenza, che includono la firma della porta della camera d’albergo, il taglio dei capelli e la piantumazione di un albero nel Viale degli Astronauti, che si trova presso il Cosmonaut Hotel in Kazakistan. Molte di queste tradizioni hanno avuto inizio proprio con la missione di Gagarin: fu lui a

piantare il primo albero e a chiedere un taglio di capelli un paio di giorni prima di partire a bordo della sua Vostok.

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Ricordo ancora l’emozione provata quando, iniziando a interessarmi di cose astronomiche ancora giovanissimo, la mia attenzione venne attirata dal fatto che delle circa 10.000 stelle visibili a occhio nudo, alcune centinaia possedevano nomi propri: esattamente come gli esseri umani, come gli animali, i monti, i corsi d’acqua e i mari presenti su questo pianeta. La cosa che più colpì la mia curiosità fu quella di ritrovare i vari Altair, Aldebaran, Mizar, Rigel, Vega... presenti in film o storie di fantascienza inerenti viaggi nello spazio ed extraterrestri. Forse a seguito dell’originalità di tali nomi, iniziai a memorizzarli velocemente, associandoli alla stella di appartenenza tramite la propria designazione.

Il vasto e variegato numero di nomi stellari presenti su libri e mappe celesti mi portò a pormi alcune domande senza però trovare risposta. Una di queste era, ad esempio, la loro esatta pronuncia: Rigel (β Orionis), ad esempio, era da leggere con la g dura o morbida? E la corretta dizione di un nome di origine tipicamente araba

quale Kaffaljidhma (γ Ceti)? Altra stranezza, non da poco conto, era che alcune delle stelle più famose non avevano una forma scritta ufficiale, tanto che ad alcune era attribuito più di un singolo nome: Fomalhaut (α Piscis Austrinus), ad esempio, è presente in letteratura con almeno una trentina (!) di nomi dalla chiara stessa origine tra cui Fom-al al-jenubi, Fomahandt, Fomahant, Fomal’gaut, Fomal’khaut, Fomalhani, Fomalhut, Formalhaut, Fumahant, Fumahaut, Fumalhaut. Non solo: talvolta, nomi identici venivano usati per stelle completamente diverse come l’Algenib attribuito sia a γ Pegasi che ad α Persei. Infine, casi in cui la stessa stella presentava nomi totalmente differenti – evidentemente derivanti da origini, in questo caso, non comuni – a seconda della fonte presente in letteratura: Alphecca o Gemma per α Coronae Borealis? Alkaid o Benetnasch per η Ursae Majoris? Tarazed o Reda per γ Aquilae? Alpheratz o Sirrah per α Andromedae, la fu-δ Pegasi?

A sinistra. Una bella immagine della stella Fomlhaut, nella Costellazione del Pesce Australe. Crediti: NASA/ESA/DSS2/Davide De Martin.