Coelum Astronomia 221 - 2018 - Page 43

Se vogliamo capire perché il nostro universo è così come appare, devo poter calcolare la probabilità che avrebbe, secondo il modello di riferimento, di essere proprio così, nell’insieme di universi possibili. Ma trovare probabilità in possibilità infinite è un esercizio che non porta a nulla… è più utile invece cercare se esistono dei limiti, ci serve quindi capire se possono esserci dei limiti nei quali gli universi possono esistere e come.

Quello che Hawking e Hertog hanno fatto, usando un sacco di matematica complicata, è proprio di proporre un modo in cui potremmo definire dei limiti sui tipi di universi che possono esistere.

«È come se tu avessi una vasca da bagno piena di tante, tante, tante diverse bolle di sapone e ogni bolla di sapone fosse un universo diverso, e c'è un'enorme varietà di bolle di sapone con forme diverse», dice Clifford Johnson, professore di Fisica e Astronomia all'Università della California del Sud. «Ciò che questo modello suggerisce è un meccanismo grazie al quale, forse, la varietà di bolle di sapone disponibili non è grande come si pensava».

Quindi non un multiverso frattale, ma molto più “lineare”, in cui i diversi universi potrebbero addirittura essere un po' più simili tra loro, avrebbero qualcosa di più in comune l’uno con l’altro di quello che le teorie sui multiversi al momento sostengono. Lo studio però non ci dice esattamente quale tipo di universi potrebbero esistere, né dimostrerebbe definitivamente teorie inflazionistiche multiverse o cosmiche. Hawking e Hertog non suggeriscono nemmeno alcun modo di poter vedere le prove del multiverso, il che significa che la loro teoria rimane, per il momento, non falsificabile (in gergo… non è possibile dimostrare che sia vera e… nemmeno falsa).

Anche per una delle menti più brillanti del nostro tempo, calcoli di questo tipo sono estremamente complessi. Hawking e Hertog stessi descrivono questa loro teoria preliminare come un "modello giocattolo", che semplifica in modo significativo il mondo reale per semplificare i calcoli. Un tale modello non rifletterebbe necessariamente l'universo come lo vediamo noi. Una teoria quindi che, per quanto intrigante, resta una tra le tante teorie tutte da verificare.

Oltretutto la ricerca era probabilmente ancora in corso. Poche settimane prima della sua morte, Hawking ha semplicemente presentato la versione più recente, contenente tra l’altro modifiche sostanziali. Il suo co-autore Hertog continuerà sicuramente a perfezionare il lavoro.

Alla fine, questo studio, è un'ipotesi interessante su come il nostro universo potrebbe apparire su una più grande scala. Potrebbe non rimodellare la nostra visione del cosmo – almeno non ancora – ma contribuisce sicuramente in modo importante al dibattito in corso, fornendo nuovi spunti e nuovo materiale di ricerca per le prossime generazioni di fisici teorici.

E questo, più che il Nobel per una “scoperta finale”, è probabilmente ciò che Stephen Hawking avrebbe voluto.

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