Coelum Astronomia 221 - 2018 - Page 40

- Nel 1974 delinea la sua teoria sull’emissione di

radiazione dai buchi neri, chiamata poi Radiazione di Hawking. È la più importante delle sue scoperte, che tenta di unire per la prima volta la Relatività Generale che descrive le caratteristiche dei buchi neri, con la meccanica quantistica, per descrivere cosa accade alle particelle nei pressi di un buco nero.

Questa intuizione gli ha valso la laurea honoris causa a Cambridge, nonché la Cattedra Lucasiana di Matematica.

Ma l’esistenza della Radiazione di Hawking, e quindi che un buco nero può irradiare energia, implica che possa anche diventare sempre più piccolo e che, infine, possa evaporare. Hawking confuta quindi la sua stessa idea di partenza, introducendo anche un’altra “grande domanda”.

Se un buco nero evapora… dove finisce tutta l’informazione che le particelle si sono portate dietro quando sono finite nel buco nero? O escono in qualche modo, magari codificate con la radiazione di Hawking, che ancora nessuno però è mai riuscito a rilevare, oppure svaniscono per sempre.

Hawking sostiene che svaniscono nel nulla. L’informazione viene persa per sempre.

- Nel 1981, quando presenta questi suoi studi alla

comunità scientifica a San Francisco, i fisici gridano all’eresia, in particolare Leonard Susskind è in totale disaccordo: se si perdono le informazioni svaniscono causa ed effetto, e questo, per la meccanica quantistica, non è possibile.

Nasce così il “Grande Dibattito” attorno al Paradosso dell’informazione… uno dei dibattiti più appassionanti della cosmologia moderna, che influenzerà gli studi di Hawking degli anni a venire, tra scommesse, teorie e falsificazioni e, in tutto questo, la continua ricerca per arrivare a una Teoria del Tutto, il sacro Graal della Fisica.

- Nel 2004 Hawking ammetterà di aver sbagliato,

e formulerà una teoria che, secondo lui, risolve il paradosso. Nonostante il trionfale annuncio, tuttavia, la soluzione è risultata alquanto ostica anche per i fisici stessi. In pratica sfrutta un

Crediti: NASA.

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