Coelum Astronomia 221 - 2018 - Page 3

l'Editoriale di Gabriele Marini

Cari Lettori,

forse potrà sembrare ovvio parlare di stelle in una rivista di astronomia, eppure, a ben guardare, la presenza della luce di quegli splendidi puntini luccicanti, che ogni notte ci "guardano" dall'alto, non è poi così scontata... Non sto parlando di inquinamento luminoso, ma mi riferisco al fatto che, effettivamente, c'è stato un lungo periodo, nel lontano passato del nostro Universo, in cui di stelle non c'era alcuna traccia. Parliamo di un periodo talmente lontano da essere anche difficile da immaginare: l'alba del Cosmo. Se potessimo raggiungere quel periodo, a bordo di una fantascientifica navicella spaziale, ciò che potremmo vedere (ammesso che sia possibile) non sarebbe altro che un fluido uniforme e indistinto di particelle e idrogeno, tutto attorno a noi, senza alcuna struttura oggi a noi familiare, come le galassie o le nebulose o, appunto, le stelle. Ma allora, quando sono nate le prime stelle?

Questa domanda, apparentemente banale, nasconde in realtà un enigma difficile da dipanare. Gli astronomi sanno come cercare la risposta, ma le difficoltà tecniche sono estreme, al punto da mettere alla prova anche le più sofisticate tecnologie oggi a disposizione. Tuttavia, come potrete leggere nell'articolo "La Firma delle Prime Stelle dell'Universo", un team di ricercatori sembra aver individuato quel flebile segnale che costituisce proprio la firma dell'accensione delle prime stelle. Si potrebbe pensare che, tutto sommato, anche oggi possiamo osservare numerose regioni dello spazio caratterizzate da un'intensa attività di formazione stellare... Perché la scoperta è così interessante quindi? Beh, l'Universo di oggi è molto differente da quello primordiale e riuscire a "vedere" la formazione delle prime stelle ci permette di saperne di più sul nostro lontano passato e sulle caratteristiche della materia che ci compone. Si tratta quindi di un viaggio intrigante all'alba dei tempi con dei possibili risvolti in campi esotici della conoscenza, che coinvolgono - secondo alcuni ricercatori - niente meno che la famigerata materia oscura. Trovate tutti i dettagli nell'articolo dedicato, con i preziosi commenti degli esperti del settore.

Il secondo articolo dedicato alle stelle riguarda invece i loro nomi: siamo abituati infatti a riconoscere in cielo gli astri attribuendo loro dei nomi. Sirio, Betelgeuse, Aldebaran... Ma questi nomi che origine hanno? Esiste un nome ufficiale e riconosciuto a livello internazionale? Troverete la risposta nell'articolo di Stefano Schirinzi che non solo ci racconta la storia dei nomi delle stelle ma ci parla anche del lavoro del WGSN, la commissione della IAU, l’Unione Astronomica Internazionale, incaricata di decidere, una volta per tutte, quale sia il nome ufficiale di ogni stella.

Infine, nell'articolo "Una supernova colta sul nascere" parliamo del fortunato caso dell'astrofilo argentino Victor Buso, che ha osservato (e fotografato) l’esatto momento in cui una stella "muore" e si trasforma in supernova. Un evento davvero eccezionale, tanto inseguito dagli astronomi e capitato per caso, proprio sotto gli occhi di un appassionato del cielo come molti di noi.

Parlando di stelle, non posso non pensare anche alla triste notizia della scomparsa del grande Stephen Hawking, il cosmologo probabilmente più famoso dei nostri tempi, non solo per il suo genio, in forte contrasto con il suo aspetto debilitato da una terribile malattia, ma anche per la sua indubbia capacità di trasmettere al grande pubblico dei concetti incredibilmente complessi. Molto è stato detto in queste settimane ma a noi piace ricordare il grande Hawking per le sue conquiste scientifiche e anche per i suoi insuccessi che, inevitabilmente presenti nella vita di tutti noi, costituiscono però i "mattoni della conoscenza”. Ora lo immaginiamo proprio lì, tra quelle infinite stelle!

Ma non finisce qui: presentiamo la seconda parte dell'articolo dedicato alla ricerca amatoriale di pianeti extrasolari, di Rodolfo Calanca e un articolo introduttivo sui Fast Radio Bursts (FRB), di Stefano Capretti. Molti altri sono i contenuti disponibili in questo numero di Coelum Astronomia, dall'astrofotografia all'osservazione con anche le ultime novità relative alla strumentazione amatoriale curate da questo numero da Riccardo Cappellaro.

Come sempre, vi auguro buona lettura!

Pubblicazione mensile di divulgazione astronomica e scientifica

Anno 21 Numero 221

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Redazione: Lara Sabatini, Paola De Gobbi

Hanno collaborato a questo numero:

Redazione Coelum Astronomia, Francesco Badalotti, Amedeo Balbi, Giorgio Bianciardi, Fabio Briganti, Rodolfo Calanca, Riccardo Cappellaro, Stefano Capretti, Paola De Gobbi, Fernando De Ronzo, Andrea Ferrara, Eleonora Ferroni, GPNoi, Giorgia Hofer, Emil Ivanov, Alberto Laratro, Marco Malaspina, Riccardo Mancini, Ilaria Marciano, Gabriele Marini, Redazione Media INAF, Luigi Morielli, Elisa Nichelli, Massimo Orgiazzi, Stefano Parisini, Luca Perri, Giuseppe Petricca, Velimir Popov, Claudio Pra, Stefano Profumo, Maurizio Raffi, Maura Sandri, Stefano Schirinzi.

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Sergio Bove, Cristina Cellini, Salvatore Cozza, Angelo Demauro, Nicola Di Lorenzo, Cristian Fattinnanzi, Michele Girardi, Piermario Gualdoni, Enrico Mariani, Elena Pinna, Carlo Rocchi, Alessandro Bianconi.

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IN COPERTINA

Come si formano le stelle? Per comprendere meglio questo complesso e caotico processo, gli astronomi hanno puntato il Telescopio Spaziale Hubble verso la regione di formazione stellare LH 95, posta a 160.000 anni luce di distanza nella vicina Grande Nube di Magellano. Crediti: STScI/AURA/ESA/NASA/Coelum Astronomia

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A destra. La Moon Buggy. Forse non sarà accattivante come la Roadster, ma il Lunar Roving Vehicle è la prima "automobile" spaziale, operata sulla Luna nel corso della missione Apollo 15. Crediti: NASA