Coelum Astronomia 221 - 2018 - Page 19

concepita per durare appena tre anni e mezzo e i calcoli avevano considerato la necessità di 7 chilogrammi di combustibile, ma il serbatoio era così capiente che la tentazione degli ingegneri, poi ascoltata e messa in pratica, era stata quella di riempirlo completamente.

I guai del 2013 non sono però stati gli unici. Nel 2012 Kepler aveva già perso la prima delle quattro ruote di reazione e, nel 2016, entrò improvvisamente in emergency mode, modalità che prevede un’operatività minima ma consumo di combustibile elevato. Fortunatamente anche in quel caso la NASA trovò l’espediente giusto e, nel giro di pochi giorni, i contatti con il telescopio spaziale furono recuperati riportandolo a una condizione di stabilità con l’antenna correttamente puntata verso la Terra.

Kepler è stato la maggior fonte di scoperte di pianeti extrasolari, da quando è stata confermata l’esistenza del primo, nel lontano 1995. In nove anni di ricerca, la sonda ha totalizzato ben 2.342 pianeti scoperti, tra cui 30 con dimensione inferiori al doppio di quella della Terra e in zona abitabile, più altri 2.245 candidati planetari.

Numeri che potrebbero aumentare ancora, nei pochi mesi di vita rimasti al telescopio.

Il team di Kepler sta infatti pianificando di raccogliere quanti più dati scientifici possibili nel tempo rimanente, prima che non sia più possibile, per la mancanza di idrazina, puntare il satellite verso la Terra per il trasferimento dei dati.

A differenza di missioni come quelle in orbita intorno alla Terra, operanti in condizioni critiche, o altre sonde di esplorazione del sistema solare, in cui occorre evitare impatti che possano contaminare altri corpi (come Cassini, che si è preferito mandare in rotta di collisione con Saturno per evitare la contaminazione radioattiva di alcune lune), per Kepler non si pone alcuno di questi problemi. Fluttuante e solitario nello spazio

profondo, ci si potrà permettere di usare sino all’ultima goccia di idrazina per ottenere tutti i dati ancora scaricabili.

Ma mentre Kepler si prepara al pensionamento, TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite) si prepara per il lancio. Il nuovo telescopio per la ricerca di esopianeti dovrebbe essere lanciato il 16 aprile da Cape Canaveral su un Falcon 9 di SpaceX e si occuperà come il suo predecessore di trovare le piccolissime variazioni di luminosità nelle stelle in cerca di pianeti extrasolari con il metodo dei transiti.

La novità di TESS sarà che, a differenza di Kepler, potrà esplorare quasi l’intera volta celeste in un periodo osservativo di due anni. Con TESS sarà così possibile trovare anche i pianeti rocciosi più piccoli attorno a stelle molto brillanti a meno di 300 anni luce dalla Terra, aggiungendo nuove scoperte alla preziosissima eredità di Kepler.

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osservative. Tuttavia la stima era stata sin troppo prudente e ad oggi Kepler ha invece completato ben 16 campagne e durante il mese di marzo ha cominciato la diciassettesima. La durata e gli esiti della missione sono quindi andati ben oltre ogni più rosea previsione, ma il combustibile sta arrivando ormai alla fine e fra qualche mese accadrà l’inevitabile: Kepler si spegnerà.

Come spesso accade alle missioni spaziali riuscite, specialmente se di lunga durata, si vorrebbe disporre di un "distributore spaziale" per il rifornimento di idrazina per poterle prolungare... Purtroppo questo resta un desiderio fantascientifico e pertanto anche Kepler, dopo

nove anni di onorato servizio, si avvicina al pensionamento.

Di fatto, la ragione per cui Kepler ha potuto godere di una così lunga e proficua vita operativa risiede nella lungimirante decisione dei team tecnici, che nel 2009, prima del lancio, pensarono di riempire il serbatoio di idrazina completamente. Infatti, la missione primaria era stata concepita per durare appena tre anni e mezzo e i calcoli avevano considerato la necessità

di 7 chilogrammi di combustibile, ma il serbatoio era così capiente che la tentazione degli ingegneri, poi ascoltata e messa in pratica, era stata quella di riempirlo completamente (circa 12 chilogrammi).

Kepler è stato la maggior fonte di scoperte di pianeti extrasolari: la NASA mantiene una pagina di statistiche dalla quale si evince che la fortunata ricerca di nove anni della sonda ha totalizzato ben 2.342 pianeti scoperti più altri 2.245 candidati. Numeri che potrebbero non fermarsi nella loro crescita, nei pochi mesi di vita rimasti al telescopio.

Il team di Kepler sta infatti pianificando di raccogliere quanti più dati scientifici possibili nel tempo rimanente e trasmetterli sulla Terra, prima che la perdita dei propulsori segni il punto in cui non sarà più possibile puntare Kepler verso la Terra per il trasferimento dei dati.

Ma mentre Kepler si prepara al pensionamento, TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite) si prepara per il lancio. Si tratta del nuovo telescopio spaziale per la ricerca di esopianeti che dovrebbe essere lanciato il 16 aprile da Cape Canaveral su un Falcon 9 di SpaceX e che si occuperà, come il suo predecessore, di trovare le piccolissime variazioni di luminosità nelle stelle in cerca di pianeti extrasolari con il metodo dei transiti.

La novità di TESS sarà che questo

telescopio, a differenza di Kepler, potrà esplorare quasi l’intera volta celeste in un periodo osservativo di due anni. Con TESS sarà così possibile trovare anche i pianeti rocciosi più piccoli attorno a stelle molto brillanti a meno di 300 anni luce dalla Terra, aggiungendo nuove scoperte alla preziosissima eredità di Kepler.

Sotto. Il campo fotometrico di ricerca di Kepler, nelle costellazioni del Cigno, della Lira e del Dragone. Credit: Carter Roberts / Eastbay Astronomical Society