Coelum Astronomia 221 - 2018 - Page 18

Lanciato nel marzo del 2009, progettato per monitorare una porzione della nostra regione della Via Lattea e scoprire pianeti extrasolari, ha dovuto fronteggiare lo spettro del termine della propria vita utile già nel 2013. Nel maggio di cinque anni fa, infatti, la NASA ha annunciato un guasto a un giroscopio tale da compromettere il sistema di puntamento del telescopio: sembrava in effetti scritta la parola fine sulla missione, ma così non è stato. Un’estensione della missione, denominata K2 (“Second Light”), è stata resa possibile utilizzando la pressione del vento solare come metodo di puntamento e orientamento della sonda. Il telescopio non ha così cessato di cercare nuovi pianeti, anche se ha visto limitato il proprio raggio d’azione ai sistemi planetari delle più deboli stelle nane rosse.

Essendo stato lanciato con un carico di circa 12 chilogrammi di idrazina, la NASA aveva stimato che K2 potesse riuscire a condurre fino a dieci campagne con il combustibile rimanente. Tuttavia la stima era stata sin troppo prudente, perché se così fosse stato, dopo soli 30 mesi anche l’estensione sarebbe giunta alla conclusione. Ad oggi Kepler ha invece completato ben 16 campagne e durante il mese di marzo ha cominciato la diciassettesima.

Anche Kepler ricade, quindi, nel novero delle molte “eroiche” missioni NASA che non hanno avuto uno svolgimento perfettamente “nominale”, ma che hanno trovato un modo per continuare a lavorare nello spazio o su altri pianeti (basti pensare su tutte a Galileo e a Opportunity). Di fatto, la ragione per cui Kepler ha potuto godere di una così lunga e proficua vita operativa risiede in una lungimirante decisione dei team tecnici. Nel 2009, infatti, la missione primaria era stata

di Massimo Orgiazzi - Astronautinews.it

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Kepler e TESS, cacciatori di Esopianeti

Lanciato nel marzo del 2009 e progettato per monitorare una porzione della nostra regione della Via Lattea alla scoperta di pianeti extrasolari, il Telescopio Spaziale Kepler ha dovuto fronteggiare lo spettro del termine della propria missione già nel 2013. Nel maggio di cinque anni fa, infatti, la NASA ha annunciato un guasto ad uno dei giroscopi, guasto tale da compromettere il sistema di puntamento del telescopio: sembrava già scritta la parola fine sulla missione ma così non è stato! Un’estensione della missione, denominata K2 (“Second Light”), è stata resa possibile grazie all’utilizzo della pressione del vento solare come metodo di puntamento e orientamento della sonda. Il telescopio non ha così cessato di cercare nuovi pianeti, anche se ha visto limitato il proprio raggio d’azione ai sistemi planetari delle più deboli stelle nane rosse.

I guai del 2013 che hanno determinato il robusto cambio di piano non sono stati però gli unici per il telescopio spaziale. Nel 2012 Kepler registrò la perdita della prima delle quattro ruote di reazione che presiedevano al puntamento e all’allineamento del telescopio rispetto ai sistemi planetari osservati. Dopo la perdita della seconda ruota nel 2013, come già detto, fu necessario ripensare la missione in toto. Nel 2016 fu la volta in cui Kepler andò in emergency mode, modalità che prevede un’operatività minima ma consumo di combustibile elevato. Fortunatamente anche in quel caso la NASA trovo l’espediente giusto e nel giro di pochi giorni i contatti con il telescopio spaziale furono recuperati riportandolo ad una condizione di stabilità con l’antenna correttamente puntata verso la Terra.

Anche Kepler ricade quindi nel novero delle molte “eroiche” missioni NASA che non hanno avuto uno svolgimento perfettamente “nominale”, ma che hanno trovato un modo per continuare a lavorare.

Considerando la quantità di idrazina (il carburante usato per azionare i motori di manovra) ancora disponibile a bordo, la NASA aveva stimato che la fase K2 della missione (che prevedeva lo spostamento del campo visivo del telescopio verso nuove porzioni del cielo all’incirca ogni tre mesi), potesse contare dieci campagne

Il volume di ricerca di Kepler nel contesto della Via Lattea (fonte: Smithsonian Institute)

Sopra. Due delle ruote di reazione di Kepler, durante la fase di assemblaggio (Fonte: Ball Aerospace).

Come spesso accade alle missioni spaziali riuscite, specialmente se di lunga durata, si vorrebbe avere un distributore di idrazina nello spazio per poterle prolungare, ma non siamo ancora arrivati a tale livello tecnologico pertanto, anche Kepler, dopo nove anni di onorato servizio, si avvicina al pensionamento.