Coelum Astronomia 221 - 2018 - Page 15

viene rilevata: l’evidenza più forte ottenuta finora proviene dalla misura dell’intensità della luce riflessa dalla superficie lunare, all’interno della quale la presenza d’acqua è indicata da una specifica impronta spettrale nella banda infrarossa di radiazione.

Ma la superficie lunare può risultare abbastanza calda da emettere luce propria, un bagliore nella regione infrarossa dello spettro. Per i ricercatori, la sfida è esattamente quella di distinguere la luce riflessa da quella emessa, operazione per

la quale è necessario avere informazioni molto accurate sulla temperatura.

Grazie alle misure di temperatura della Luna ottenute dallo strumento Diviner Radiometer Experiment a bordo di LRO, gli autori del nuovo studio hanno elaborato un nuovo modello termico; modello che è stato quindi applicato ai

dati raccolti dal Moon Mineralogy Mapper a bordo della sonda Chandrayaan-1, strumento che ha fornito la prima mappa mineralogica della superficie lunare e che per primo ha individuato acqua ghiacciata ai poli.

Gli autori del nuovo studio ritengono che l’acqua sulla Luna sia principalmente presente come

gruppi ossidrilici OH legati ad altre molecole per comporre gli idrati e idrossidi che costituiscono il suolo lunare.

Riguardo all’origine dell’acqua lunare, i ricercatori ritengono che le molecole di OH e/o di H2O siano state con più probabilità create dal vento solare che spazza la superficie lunare, anche se non possono scartare l’ipotesi che provengano dall’interno stesso della Luna, lentamente rilasciate da minerali in cui erano presenti fin dall’epoca in cui il corpo selenitico si è formato.

www.coelum.com

15

A sinistra. Luna in rotazione ricostruita dai dati di Lro.

Crediti: Lro, Arizona State U., Nasa.