Coelum Astronomia 221 - 2018 - Page 149

Cratere Janssen: La denominazione di questo grande cratere venne assegnata da Schmidt nel 1878 dedicandolo a Jules Janssen, astronomo e fisico francese (1824/1907), fondatore nel 1876 dell'Osservatorio di Meudon (Parigi) e scopritore, nel 1868, del fatto che l'osservazione delle protuberanze solari può essere effettuata anche non in presenza delle eclissi. Di sua realizzazione nel 1904 l'Atlante delle fotografie solari. Installò inoltre poco sotto la vetta del monte Bianco un Osservatorio con uno strumento di 30 cm per stabilire se l'atmosfera del Sole contenesse ossigeno, Osservatorio rimasto attivo per circa quindici anni.

Vallis Rheita - Cratere Rheita: La denominazione fu assegnata nel 1651 da Riccioli e dedicata all'astronomo boemo Anton Maria Schyrlaeus de Rheita (1597-1660), monaco Cappuccino noto per una sua Carta della Luna del 1645.

Cratere Alphonsus: La denominazione venne dedicata nel 1651 dal Riccioli al Re di Castiglia Alfonso X detto "Il Savio" (1281-1284) il quale incaricò cinquanta astronomi di rinnovare le obsolete Tavole Toledane riguardanti le effemeridi planetarie realizzate da Arzachel.

Cratere Metius: Il nome fu assegnato nel 1651 da Riccioli dedicato ad Adriaan Adriaanszoon, (1571-1635) noto come Metius, matematico di origine olandese autore di varie opere di astronomia, aritmetica e geometria.

Cratere Fabricius: Denominazione data nel 1651 da Riccioli dedicata all'astronomo e teologo olandese David Fabricius (1564-1617) noto per la scoperta della prima stella variabile Mira Ceti nel 1596 e per la prima descrizione di una macchia solare nel 1611.

I nomi e i riferimenti storici

Tutte le immagini presenti nella rubrica, salvo diversa indicazione, sono state realizzate dall’autore, Francesco Badalotti con un telescopio Maksutov Cassegrain in configurazione Rumak diametro 255mm F20 (Tubo ottico con 7 diaframmi interni, Ottica Zen) a fuoco diretto e senza filtri + camera Imaging Source DBK41AU02.AS raw colori con risoluzione di 1280 x 960. Esposizione di 2'30" a 7,5 fps a 1/9". Formato video/codec Y800/RGB24. Montatura SW NEQ6/Pro potenziata con barra, due contrappesi e piastra Geoptik. Elaborazione video in Autostakkert.2.6.8, elaborazione immagini in Registax6 con filtri Wavelets + Color Mixing e ritocchi finali in Photoshop. Il telescopio si trova sul balcone al primo piano esposto a N-E-S fino a 15° oltre il meridiano. La postazione è semifissa e completamente protetta da uno specifico telo Geoptik.

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Autolycus

Veniamo ora al più piccolo dei tre, il cratere Autolycus, con diametro di 41 km, la cui origine risale al Periodo Geologico Copernicano collocato non oltre 1 miliardo di anni fa. La cerchia montuosa intorno al cratere, alta 3.400 metri, presenta una forma abbastanza regolare sormontata da lunghe linee di cresta e con estesi terrazzamenti lungo il versante interno. Degno di nota è il cratere Autolycus-A (diametro 4 km) incastonato proprio sulla sommità della parete est, oltre a numerosi micro crateri sparsi lungo le pareti.

La platea di Autolycus è piuttosto tormentata, con vari rilievi collinari e piccoli crateri minori. Anche da questa struttura lunare si estende radialmente una raggiera ma risulta meno evidente rispetto al suo vicino che abbiamo appena visitato. L'area esterna di Autolycus è direttamente interessata dalla notevole ragnatela formata da allineamenti e catene di innumerevoli craterini e microcrateri proveniente da Aristillus, per cui avremo solo l'imbarazzo della scelta per effettuare dettagliate osservazioni in una regione lunare estremamente ricca di dettagli.

visibili sull'emisfero rivolto verso il nostro pianeta. È importante precisare che, considerando il loro sviluppo radiale rispetto al mare Nectaris, entrambe sarebbero state originate in seguito alla caduta del corpo meteoritico da cui si formò questo grande bacino da impatto.

Osservare al telescopio il notevole susseguirsi dei lunghi crinali, strette valli, piccoli craterini e vaste zone montuose situate nella platea di Janssen, così come lo spettacolare e profondo allineamento di crateri della Vallis Rheita, costituisce indubbiamente uno spettacolo imperdibile, alternando gli oculari in relazione alle condizioni osservative della serata. Se poi ci dedichiamo anche all'area circostante, probabilmente non sarà sufficiente una sola sessione osservativa.