Coelum Astronomia 221 - 2018 - Page 143

Riferimenti storici

Per quanto riguarda l'origine della denominazione "Mare Humorum", questa venne assegnata dal Riccioli nel 1651. Inoltre Langrenus ed Hevelius diedero il nome rispettivamente di "Mare Venetum" e "Sinus Sirbonis". Lo stesso Riccioli dedicò la denominazione del cratere Gassendi a Pierre Gassend (1592-1655), astronomo francese in contrasto con la teoria dell'immobilità della Terra, che per primo determinò la velocità del suono nell'aria.

Guida all'osservazione

I crateri Archimedes, Aristillus, Autolycus

Ci troviamo in prossimità

del limite più orientale

di una enorme

distesa

relativamente

pianeggiante con

una superficie di

830.000 km2 e un

diametro di 1.300

km situata nel settore

centro settentrionale della Luna, nota come mare Imbrium. Una gigantesca struttura da impatto la cui origine viene fatta risalire al Periodo Geologico Imbriano Inferiore collocato a 3,8 miliardi di anni fa. Una volta colmata di materiale lavico, i successivi impatti di corpi meteoritici ne modificarono profondamente l'aspetto originario così come lo possiamo osservare noi oggi con i nostri telescopi. Ed è proprio qui che la sera del 25 marzo punteremo i nostri strumenti andando a osservare un bellissimo terzetto costituito dai crateri Archimedes, Aristillus e Autolycus.

Per individuare la regione lunare dei tre crateri dovremo prendere in considerazione il settore settentrionale del nostro satellite, orientando il telescopio su quel grande arco montuoso costituito dai monti Appennini, Caucasus e Alpi alle cui estremità vi sono i crateri Plato a nord ed Eratosthenes a sud. A questo punto scorgeremo senza problemi il bel terzetto di crateri oggetto questo mese delle nostre osservazioni.

Ancora più ad oriente ci avviciniamo sempre più agli imponenti bastioni occidentali dei monti

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alti mediamente 1.800/2.000 metri, mentre a est queste si presentano molto più irregolari e costituite da numerose e profonde vallate alternate a ripide dorsali. L'estremità settentrionale risulta parzialmente sovrapposta alla parete sud di Ptolemaeus.

Anche osservando a bassi ingrandimenti si nota chiaramente come la parte meridionale e orientale delle pareti, così come la zona posta immediatamente a est del cratere, sia percorsa da alcuni profondi ed estesi avvallamenti. La loro origine sarebbe riconducibile all'impatto che causò la formazione del gigantesco bacino del mare Imbrium, i cui ejecta coinvolsero direttamente anche la regione del cratere Alphonsus.

La platea si presenta relativamente pianeggiante e cosparsa da numerosi crateri di vario diametro e microcrateri, osservabili con rifrattori intorno ai 100 mm, mentre merita approfondite osservazioni una fascia di rilievi collinari, costituiti anche da avvallamenti e lunghe dorsali, che attraversano tutta la platea in senso nord-sud, passando per il picco montuoso centrale denominato Alphonsus Alpha alto circa 1.500 metri.

Abbiamo già visto che fra le principali peculiarità di Alphonsus vi sono alcuni piccoli crateri contornati da aloni scuri, costituiti probabilmente da materiale piroclastico proveniente da attività vulcanica di tipo esplosivo.

Fra i principali esempi di questa categoria di crateri – e più facilmente individuabili con strumenti amatoriali – ne troviamo tre nella platea alla base della parete est, mentre un quarto lo potremo osservare in prossimità della parete ovest.

Strumenti di diametro superiore consentiranno l'osservazione di ulteriori aree scure,

Anomalie

Alphonsus può essere considerato come uno dei crateri lunari maggiormente interessati dai cosiddetti Fenomeni Lunari Transienti (TLP). Fra gli episodi più eclatanti dobbiamo citare l'osservazione effettuata dall'astronomo sovietico Nikolaj Kozyrev, quando dall'Osservatorio di Crimea, la notte fra il 2 e il 3 novembre 1958, con uno spettroscopio applicato al telescopio di 125 cm, affermò di aver notato sulla sommità del picco centrale una zona luminosa e una nube rossastra, ritenendo che si trattasse di una eruzione vulcanica. Analogo fenomeno (una lieve nebulosità) venne osservato e fotografato da Dinsmore Alter, il 26 ottobre 1956 con uno strumento di 1,5 metri presso l'Osservatorio di Monte Wilson, ma tali fenomeni rimasero controversi. Successivamente furono notati vari bagliori rossastri, mentre dalle migliaia di foto del picco centrale di Alphonsus riprese dalla sonda Ranger 9, nel marzo 1965, non risultarono anomalie.

La piramide di Alphonsus Alpha

Esiste da tempo una disputa riguardo al picco Alphonsus Alpha che secondo vari osservatori rivelerebbe una forma piramidale, pertanto sarebbe interessante osservare sistematicamente questa struttura sotto differenti angolazioni di illuminazione solare, ponendo una particolare attenzione alla eventuale bilobazione della sua sommità mentre viene interessata dalla luce del Sole.