Coelum Astronomia 221 - 2018 - Page 12

Coelum Astronomia

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Cerere, un mondo

pieno d'acqua

di Elisa Nichelli - ASI

Due recenti studi, pubblicati sulla rivista Science Advances, entrambi basati sulle osservazioni dello spettrometro italiano VIR – fornito dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) sotto la guida scientifica dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) – della sonda Dawn della NASA, hanno evidenziato delle variazioni nella superficie del pianeta nano Cerere, imputabili alla presenza di acqua.

Nel primo studio i ricercatori si sono concentrati sul cratere Juling (20 Km di diametro), nell’emisfero sud del pianeta nano. Le osservazioni multibanda di VIR hanno coperto un arco temporale di sei mesi, evidenziando tracce inequivocabili di ghiaccio d’acqua sulla parete nord di questo cratere. «Nella prima osservazione, la parete era coperta per il 9% da ghiaccio d’acqua, nell’ultima osservazione era salita al 14%» dice Andrea Raponi (INAF) e primo autore dell’articolo. «In termini assoluti significa un incremento di circa 2 chilometri quadrati di copertura di ghiaccio d’acqua». Una possibile spiegazione di questo fenomeno è che l’acqua si trovi sotto uno strato di polvere sul fondo del cratere e che, a causa della radiazione proveniente dal Sole, finisca per sublimare arrivando alle pareti. A supporto di questa ipotesi ci sarebbe una correlazione tra l’aumento di ghiaccio e il flusso di luce e particelle solari sul cratere, legato ai cambiamenti stagionali e all’avvicinarsi di Cerere al perielio.

Nel secondo studio, lo spettrometro VIR è stato utilizzato per realizzare una serie di mappe con le quali è stato possibile ricostruire la distribuzione dei carbonati sulla superficie. I carbonati sono sali la cui origine è legata alla presenza di acqua liquida e le mappe raccolte mostrano che sono distribuiti in maniera pressoché uniforme su tutto il pianeta nano.

Al momento non è stato possibile spiegare la presenza di acqua liquida sulla superficie di Cerere ma l’osservazione di depositi di carbonati dimostra una grande vitalità del pianetino. Alcuni di questi depositi, infatti, contengono acqua al loro interno, che in quelle condizioni ambientali viene persa nell’arco di pochi milioni di anni: il fatto di averli osservati dimostra quindi che si sono formati di recente.

Crediti: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA/ASI/INAF.