Coelum Astronomia 221 - 2018 - Page 103

La distanza massima con il quale il vostro dispositivo può comunicare con la montatura tramite il Bluetooth 2.0 è di circa 10 metri.

Messo in bolla lo strumento con la livella del telefono e i tre piedini regolabili in altezza e collegata la parte elettrica all’alimentazione, ero pronto per il test.

Per la prima luce ho puntato direttamente Giove

con un oculare Plössl da 32 mm (31 ingrandimenti). Sono rimasto subito favorevolmente stupito per la facilità di movimento che la montatura Push+ permette: una volta posizionato e bilanciato il tubo ottico, i movimenti risultano sempre fluidi ma anche un poco frizionati e non lasciati a se stessi. Questo mi ha permesso di puntare facilmente Giove con una certa precisione, anche senza l'utilizzo del Red-Dot. Sono passato dal Plössl da 32 mm a

quello da 25 (40x), poi al 9 mm

(111x) fino al 4 mm,

raggiungendo i 250 ingrandimenti. Nonostante il poco tempo per l’acclimatamento, la messa a fuoco a questo ingrandimento non è risultata difficoltosa. Dopo appena 10 minuti l'ottica ha infatti raggiunto un’ottima stabilità termica restituendomi fin da subito una eccellente immagine del gigante gassoso. Le bande nord e sud del pianeta hanno cominciato ad aprirsi e a mostrare dei piccoli WOS (white oval spot). Anche il passaggio della grande macchia rossa risultava ben visibile. È stata una bella

visione e senza nessuna difficoltà nell’inseguire manualmente, nonostante i 250x. Nell'osservazione di Giove ho potuto apprezzare anche il colore naturale delle due bande equatoriali che non hanno mostrato le classiche aberrazioni cromatiche dei rifrattori acromatici.

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Il periodo in cui ho eseguito il test è stato caratterizzato da belle serate con poco vento, seeing molto buono e temperature piacevoli. Ho avuto pertanto la possibilità di utilizzare l'Omegon N 203/1000 Push+, per un intero mese, con grande gioia e soddisfazione, capendone sia i limiti che le potenzialità offerte dal sistema Push+ abbinato al Newton 200 f/5.

Prima di iniziare la prova sul campo ho effettuato un controllo alla collimazione con un laser, operazione indispensabile per questi strumenti aperti a f/5 che necessitano di un’ottima collimazione.

Lo strumento è risultato infatti pesantemente scollimato, probabilmente a causa di qualche inevitabile maltrattamento durante il trasporto. Però tutto è filato liscio e ho completato la procedura di collimazione in pochi minuti, anche grazie alle generose dimensioni delle manopole di collimazione e del cerchietto sul primario.

Prima di inserire l'alimentazione elettrica, è fondamentale: 1) mettere in bolla lo strumento con la app livella del telefono ed i tre piedini regolabili in altezza; 2) allineare la montatura nei due assi (altezza ed azimut) facendo corrispondere i rispettivi segni predisposti dal costruttore. In questo modo viene posizionato il telecopio esattamente in orizzontale. Se abbiamo fatto tutto per bene e configurato il software scelto come descritto sul manuale, la luce lampeggiante del led rosso che si trova sopra il cavo di alimentazione della montatura diventa fissa. E’ in questo momento che viene richiesto dal programma, tramite un mirino virtuale sullo schermo, una prima calibrazione chiamata anche “First Alignment Star”. Basterà puntare e centrare all'oculare le due stelle richieste per l'allineamento e dare l'OK. A questo punto, telescopio e smartphone saranno divenuti un unico strumento per l'individuazione degli oggetti celesti tramite mappa stellare o selezionando i vari cataloghi Deepsky presenti.

La distanza massima con il quale il vostro dispositivo può comunicare con la montatura tramite il Bluetooth 2.0 è di circa 10 metri.

Messo in bolla lo strumento con la livella del telefono e i tre piedini regolabili in altezza e collegata la parte elettrica all’alimentazione, ero pronto per il test.

Per la prima luce ho puntato direttamente Giove

con un oculare Plössl da 32 mm (31 ingrandimenti). Sono rimasto subito favorevolmente stupito per la facilità di movimento che la montatura Push+ permette: una volta posizionato e bilanciato il tubo ottico, i movimenti risultano sempre fluidi ma anche un poco frizionati e non lasciati a se stessi. Questo mi ha permesso di puntare facilmente Giove con una certa precisione, anche senza l'utilizzo del Red-Dot. Sono passato dal Plössl da 32 mm a quello da 25 (40x), poi al 9 mm (111x) fino al 4 mm, raggiungendo i 250 ingrandimenti. Nonostante il poco tempo per l’acclimatamento, la messa a fuoco a questo ingrandimento non è risultata difficoltosa. Dopo appena 10 minuti l'ottica ha infatti raggiunto un’ottima stabilità termica restituendomi fin da subito una eccellente immagine del gigante gassoso. Le bande nord e sud del pianeta hanno cominciato ad aprirsi e a mostrare dei piccoli WOS (white oval spot). Anche il passaggio della grande macchia rossa risultava ben visibile. È stata una bella visione e senza nessuna difficoltà nell’inseguire manualmente, nonostante i 250x. Nell'osservazione di Giove ho potuto apprezzare anche il colore naturale delle due bande equatoriali che non hanno mostrato le classiche aberrazioni cromatiche dei rifrattori acromatici.