Coelum Astronomia 221 - 2018 - Page 10

La Cometa di Rosetta originata da una collisione catastrofica

di Maura Sandri - Media INAF

Sopra. La cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, visitata dalla sonda Rosetta nel 2014/15, si sapeva essere il risultato della collisione di due comete. Un nuovo studio ci spiega come e quando tale collisione è avvenuta. Crediti: ESA/Rosetta/OSIRIS.

Da quando la sonda Giotto visitò la cometa di Halley nel 1986, altre sonde spaziali sono volate vicino a diversi nuclei cometari, come ad esempio Stardust, che ha incontrato le comete 81P/Wilde Tempel 1, oppure Deep Impact, che il 4 luglio 2005 ha impattato il nucleo della stessa cometa visitata da Stardust, la Tempel 1, con lo scopo di studiarne la composizione interna. Da queste osservazioni si è riscontrato che la maggior parte delle comete sembra avere una forma allungata o addirittura composta da due lobi, come la nota cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko (chiamata anche affettuosamente Chury) che è stata studiata nel dettaglio dalla sonda spaziale Rosetta e dal lander Philae nel 2014 e 2015.

Gli astronomi ritengono che questa strana forma possa essere dovuta alla fusione di due comete precedentemente separate. In accordo con questa teoria, le due comete dovrebbero essere caratterizzate da una densità molto bassa ed essere ricche di elementi volatili, che permettono loro di muoversi molto lentamente, in modo tale da consentire un delicato avvicinamento, senza che si verifichi uno scontro distruttivo. Per una serie di ragioni, è presumibile che questo tipo di incontri “gentili” si siano potuti verificare solo nelle fasi iniziali della vita del Sistema Solare, più di quattro miliardi di anni fa. Questo però solleva perplessità su come oggetti del genere, così fragili, antichi e delle dimensioni di Chury, siano riusciti a sopravvivere fino ad ora dato che sono costantemente soggetti a collisioni nelle regioni dove orbitano.

Un team internazionale coordinato da Patrick Michel, ricercatore del CNRS presso il Laboratoire di Lagrange (Cnrs / Observatoire de la Côte d’Azur / Université de Nice-Sophia Antipolis), propone ora uno scenario completamente diverso, supportato da simulazioni numeriche in parte eseguite presso il Mésocentre Sigamm dell’Osservatorio della Costa Azzurra. Le simulazioni mostrano che, durante una collisione distruttiva tra due comete, solo una piccola parte del materiale viene distrutta e ridotta in polvere.

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