Coelum Astronomia 220 - 2018 - Page 88

La famiglia dei pianeti extrasolari (o esopianeti) noti si espande a ritmi sempre più rapidi grazie alle continue scoperte messe a segno dal famoso cacciatore di pianeti, il Telescopio Spaziale Kepler.

A partire dal 2013 è iniziata la seconda fase della sua missione, chiamata con il nome in codice K2: i dati raccolti durante la K2 hanno permesso a un team internazionale di scienziati di aggiungere alla lista dei pianeti confermati quasi 100 nuovi esopianeti situati al di fuori del nostro sistema solare. Il numero degli esopianeti confermati con i dati di K2 arriva quindi a quota 300 (pianeta più, pianeta meno). I risultati sono stati pubblicati di recente sulla rivista Astronomical Journal. I candidati erano all’inizio 275 in 233 sistemi: dei 149 validati come veri pianeti extrasolari, solo 95 sono risultati essere inediti e mai osservati prima.

Lo studio, guidato da Andrew Mayo, studente di dottorato presso il National Space Institute dell’Università Tecnica della Danimarca, coinvolge numerosi ricercatori della NASA, Caltech, UC Berkeley, Università di Copenhagen e Università di Tokyo.

Dal 2009 sotto il nome Kepler e dal 2013 come K2, la sonda della NASA ha come unica mission quella di scoprire pianeti in giro per l’universo e lo fa con il metodo del transito: il telescopio individua un pianeta quando questo, passando davanti alla sua stella, causa una diminuzione apparente della luminosità della stella stessa. La

quantità di luce bloccata durante un transito dipende dalla dimensione del pianeta: più grande è il pianeta, più luce viene bloccata e maggiore è la dimensione osservata. Gli scienziati utilizzano queste informazioni per determinare il raggio del pianeta.

Ma come si fa a non perdere la bussola tra i diversi segnali provenienti dallo spazio? Mayo ha spiegato: «Abbiamo scoperto che alcuni dei segnali provenivano da sistemi multipli o dal rumore prodotto dalla stessa sonda. Ma siamo anche riusciti a distinguere pianeti» in un range di dimensioni che vanno da quelle terrestri a quelle gioviane.

Uno dei pianeti rilevati orbita attorno a una stella molto luminosa chiamata HD 212657: «Abbiamo confermato un pianeta con un’orbita di 10 giorni attorno a quella che è la stella più luminosa con pianeta trovata dalle missioni Kepler e K2», ha aggiunto Mayo.

Il numero di esopianeti trovati finora si aggira attorno ai 3.600 esemplari, dai più rocciosi (simili alla Terra) a quelli giganti e gassosi (come Giove). In totale, tra Kepler e K2 sono stati candidati alla carica di pianeta ben 5.100 oggetti.

In futuro, missioni come Tess (Transiting Exoplanet Survey Satellite) della NASA e le europee Cheops – CHaracterizing ExOplanet Satellite – e Plato – PLAnetary Transits and Oscillations of stars – (di cui abbiamo parlato su Coelum Astronomia 215) diventeranno il punto di riferimento per la prossima generazione di cacciatori di pianeti extrasolari, soprattutto perché – a differenza di Kepler – riusciranno a rilevare anche i pianeti rocciosi più piccoli attorno a stelle molto brillanti e vicine a noi.

La flotta planetaria di Kepler: ecco i nuovi 100 esopianeti

di Eleonora Ferroni - Media INAF

Esopianeti, cioè pianeti fuori dal Sistema solare. Crediti: Esa/Hubble/Eso/M. Kornmesser

La famiglia dei pianeti extrasolari (o esopianeti) noti si espande a ritmi sempre più rapidi grazie alle continue scoperte messe a segno dal famoso cacciatore di pianeti, il Telescopio Spaziale Kepler.

A partire dal 2013 è iniziata la seconda fase della sua missione, chiamata con il nome in codice K2: i dati raccolti durante la K2 hanno permesso a un team internazionale di scienziati di aggiungere alla lista dei pianeti confermati quasi 100 nuovi esopianeti situati al di fuori del nostro sistema solare. Il numero degli esopianeti confermati con i dati di K2 arriva quindi a quota 300 (pianeta più, pianeta meno). I risultati sono stati pubblicati di recente sulla rivista Astronomical Journal. I candidati erano all’inizio 275 in 233 sistemi: dei 149 validati come veri pianeti extrasolari, solo 95 sono risultati essere inediti e mai osservati prima.

Lo studio, guidato da Andrew Mayo, studente di dottorato presso il National Space Institute dell’Università Tecnica della Danimarca, coinvolge numerosi ricercatori della NASA, Caltech, UC Berkeley, Università di Copenhagen e Università di Tokyo.

Dal 2009 sotto il nome Kepler e dal 2013 come K2, la sonda della NASA ha come unica mission quella di scoprire pianeti in giro per l’universo e lo fa con il metodo del transito: il telescopio individua un pianeta quando questo, passando davanti alla sua stella, causa una diminuzione apparente della luminosità della stella stessa. La

quantità di luce bloccata durante un transito dipende dalla dimensione del pianeta: più grande è il pianeta, più luce viene bloccata e maggiore è la dimensione osservata. Gli scienziati utilizzano queste informazioni per determinare il raggio del pianeta.

Ma come si fa a non perdere la bussola tra i diversi segnali provenienti dallo spazio? Mayo ha spiegato: «Abbiamo scoperto che alcuni dei segnali provenivano da

sistemi multipli o dal rumore prodotto dalla stessa sonda. Ma siamo anche riusciti a distinguere pianeti» in un range di dimensioni che vanno da quelle terrestri a quelle gioviane.

Uno dei pianeti rilevati orbita attorno a una stella molto luminosa chiamata HD 212657: «Abbiamo confermato un pianeta con un’orbita di 10 giorni attorno a quella che è la stella più luminosa con pianeta trovata dalle missioni Kepler e K2», ha aggiunto Mayo.

Il numero di esopianeti trovati finora si aggira attorno ai 3.600 esemplari, dai più rocciosi (simili alla Terra) a quelli giganti e gassosi (come Giove). In totale, tra Kepler e K2 sono stati candidati alla carica di pianeta ben 5.100 oggetti.

In futuro, missioni come Tess (Transiting Exoplanet Survey Satellite) della NASA e le europee Cheops – CHaracterizing ExOplanet Satellite – e Plato – PLAnetary Transits and Oscillations of stars – (di cui abbiamo parlato su Coelum Astronomia 215) diventeranno il punto di riferimento per la prossima generazione di cacciatori di pianeti extrasolari, soprattutto perché – a differenza di Kepler – riusciranno a rilevare anche i pianeti rocciosi più piccoli attorno a stelle molto brillanti e vicine a noi.

Sotto. Esopianeti, cioè pianeti fuori dal Sistema solare. Crediti: Esa/Hubble/Eso/M. Kornmesser

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