Coelum Astronomia 220 - 2018 - Page 84

Oltre dieci anni fa, su questa Rivista, ho pubblicato alcuni articoli che forse sono serviti, a un numero abbastanza consistente di astrofili, come introduzione pratica alle tecniche di acquisizione delle curve di luce di pianeti extrasolari in transito. In quegli anni si cavillava sulla reale possibilità di rilevare, con una strumentazione amatoriale, delle differenze di luminosità delle stelle dell’1%. Tale è l’ordine di grandezza della caduta di luce prodotta dal transito di un pianeta, più o meno delle dimensioni di Giove, davanti alla sua stella. Nei miei articoli fornivo indicazioni per un setup strumentale che, se rispettato, avrebbe portato a realizzare una curva di luce di uno dei più affascinanti eventi astronomici, oltretutto densi di profondi significati culturali e filosofici: il transito di un pianeta davanti alla sua stella.

I risultati non si fecero attendere: nell’arco di pochi mesi alcune decine di transiti extrasolari furono catturati da altrettanti astrofili entusiasti.

Ma anch’io fui profondamente colpito dall’efficacia della metodologia, unita a un’indubbia abilità operativa, quando ricevetti la strabiliante curva di luce del transito del pianeta TrES-2b del 26 giugno 2008, realizzata dal compianto, bravissimo astrofilo, Giorgio Corfini con un essenziale riflettore di 114 mm (un telescopio entry level, spesso trattato con troppa sufficienza), dalla montatura modificata e rinforzata, e una spartana camera CCD UAI autocostruita (vedi immagini qui sotto)!

A sinistra. La strumentazione utilizzata dal compianto astrofilo Giorgio Corfini per la ripresa della curva di luce del pianeta extrasolare TrES-2b, in transito il 26-27 giugno 2008, era costituita da un telescopio newtoniano 114/900, telescopio di guida Bresser Skylux 70/700 (munito di webcam) e camera CCD UAI autocostruita.

Sotto. La curva fotometrica del transito di TrES-2b del 26 giugno 2008, ottenuta da Giorgio Corfini con riflettore newtoniano di figura come qui a sinistra. È ben visibile la caduta di luce in corrispondenza dell’ingresso del pianeta sul disco della stella. Le immagini, con stelle leggermente sfocate, avevano 2 minuti di integrazione ciascuna.

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