Coelum Astronomia 220 - 2018 - Page 61

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In Italia è dunque l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) a tenere sotto controllo la stazione orbitante cinese e, per far questo, ha coinvolto il proprio Centro di Geodesia Spaziale “Giuseppe Colombo” di Matera. Si avvale della collaborazione del Laboratorio di Dinamica del Volo Spaziale di ISTI/CNR, che trasmette le proprie previsioni, elaborazioni, analisi e raccomandazioni non solo all’ASI, per le applicazioni di protezione civile, ma anche allo IADC.

Per l’occasione, Domenico Antonacci (Progetto AMICA, Associazione Cascinese Astrofili) ha intervistato il Dott. Luciano Anselmo, responsabile del Laboratorio di Dinamica del Volo Spaziale dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione (ISTI) del CNR di Pisa.

D.A. Cosa stiamo facendo in Italia per seguire questo “detrito spaziale” e chi se ne occupa?

L.A. Per quanto riguarda gli aspetti di Protezione Civile, eventi di questo tipo sono seguiti dal Dipartimento Nazionale di Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il Centro di Responsabilità per le questioni spaziali è l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), che quindi interagisce direttamente con la Protezione Civile, passandole tutte le informazioni raccolte o prodotte dai vari soggetti istituzionali che in Italia si occupano del rientro. Quindi, il Laboratorio di Dinamica del Volo Spaziale di ISTI/CNR trasmette le proprie previsioni, elaborazioni, analisi e raccomandazioni all’ASI, che poi le inoltra alla Protezione Civile. Nel caso di Tiangong-1 sarà anche attivo un programma nazionale sperimentale di sorveglianza spaziale che userà vari sensori, gestiti dal Ministero della Difesa, dall’INAF, dall’ASI e dall’Università di Roma “La Sapienza”, per seguire l’evoluzione della situazione: radar, telescopi ottici e alcune camere...

C’è qualcuno che sta seguendo effettivamente l’orbita?

Tutti gli oggetti in orbita bassa più grandi di circa 5 cm sono costantemente seguiti dal sistema militare di sorveglianza spaziale americano per conto del Comando Strategico. Le orbite degli oggetti non coperti dal segreto sono rese pubblicamente disponibili. Questa rappresenta quindi la principale fonte di informazione sull’orbita di Tiangong-1.

Quindi il mondo scientifico è già allertato e in contatto con la Protezione Civile?

Il mondo scientifico è già da tempo in contatto con l’ASI e con la struttura nazionale di sorveglianza spaziale. L’ASI, dal canto suo, ha già attivato i contatti con la Protezione Civile da diversi mesi.

Rendering grafico della stazione spaziale Tiangong-1. Crediti: CMSA.

In Italia è dunque l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) a tenere sotto controllo la stazione orbitante cinese e, per far questo, ha coinvolto il proprio Centro di Geodesia Spaziale “Giuseppe Colombo” di Matera. I dati raccolti vengono poi elaborati presso il Laboratorio di Dinamica del Volo Spaziale di ISTI/CNR che trasmette le proprie previsioni, elaborazioni, analisi e raccomandazioni all’ASI.

Per l’occasione, Domenico Antonacci (Progetto AMICA, Associazione Cascinese Astrofili) ha intervistato il Dott. Luciano Anselmo, ricercatore del Laboratorio di Dinamica del Volo Spaziale dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione (ISTI) del CNR di Pisa.

D.A. Cosa stiamo facendo in Italia per seguire questo “detrito spaziale” e chi se ne occupa?

L.A. Per quanto riguarda gli aspetti di Protezione Civile, eventi di questo tipo sono seguiti dal Dipartimento Nazionale di Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il Centro di Responsabilità per le questioni spaziali è l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), che quindi interagisce direttamente con la Protezione Civile, passandole tutte le informazioni raccolte o prodotte dai vari soggetti istituzionali che in Italia si occupano del rientro. Quindi, il Laboratorio di Dinamica del Volo Spaziale di ISTI/CNR trasmette le proprie previsioni, elaborazioni, analisi e raccomandazioni all’ASI, che poi le inoltra alla Protezione Civile. Nel caso di Tiangong-1 sarà anche attivo un programma nazionale sperimentale di sorveglianza spaziale che userà vari sensori, gestiti dal Ministero della Difesa, dall’INAF, dall’ASI e dall’Università di Roma “La Sapienza”, per seguire l’evoluzione della situazione: radar, telescopi ottici e alcune camere...

C’è qualcuno che sta seguendo effettivamente l’orbita?

Tutti gli oggetti in orbita bassa più grandi di circa 5 cm sono costantemente seguiti dal sistema militare di sorveglianza spaziale americano per conto del Comando Strategico. Le orbite degli oggetti non coperti dal segreto sono rese pubblicamente disponibili. Questa rappresenta quindi la principale fonte di informazione sull’orbita di Tiangong-1.

Quindi il mondo scientifico è già allertato e in contatto con la Protezione Civile?

Il mondo scientifico è già da tempo in contatto con l’ASI e con la struttura nazionale di sorveglianza spaziale. L’ASI, dal canto suo, ha già attivato i contatti con la Protezione Civile da diversi mesi.